Visualizzazione post con etichetta Balkan Poetry. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Balkan Poetry. Mostra tutti i post

mercoledì 17 novembre 2010

Krvava bajka, fiaba cruenta



STERMINIO NAZISTA IN SERBIA

In un solo giorno 7300 morti nella città martire. È l'autunno del
1941. Pochi mesi dopo la dissoluzione del regno di Jugoslavia, la
penisola balcanica è insorta contro l'occupante nazifascista. Alla
rivolta partigiana i tedeschi rispondono facendo strage della
popolazione civile.

Il 20 ottobre 1941, sei mesi dopo l'invasione tedesca della
Jugoslavia, nei due Ginnasi di Kragujevac (leggi Kragujevaz), la città
serba posta nel centro della regione della Sumadija, le lezioni
iniziano alle 8.30, come di consueto. Sono in programma quel giorno la
sintassi della lingua serbocroata, matematica, la poesia di Goethe, la
fisica. In una classe, un professore croato, un profugo fuggito dal
regime fascista instaurato in Croazia da Ante Pavelic, sottolinea il
valore della libertà. Poco lontano, un altro spiega l'opera di un
poeta serbo del romanticismo risorgimentale. La mente rivolta alle
secolari lotte sostenute dai serbi per la loro indipendenza e a quella
presente che cresce irresistibilmente, anch'egli parla di libertà. La
voce calma e profonda che illustra i versi del poeta: "La libertà è
un nettare che inebria / Io la bevvi perché avevo sete", ne nasconde a
fatica la tensione, che aleggia anche nell'aula, che grava su tutti,
sulla cittadina, sui suoi abitanti, e che l'eco strozzata di fucilerie
lontane da alcuni giorni alimenta....
Tratto da Pugliantagonista 21 Ottobre 1941


Kragujevac era un simbolo per molti di noi jugoslavi. Da piccoli associavamo il nome della città all’eroismo, alla resistenza e alla solidarietà operaia. All’età di otto anni, quando i miei coetanei si ispiravano alle avventure di Tarzan o di Tom Sawyer, io sognavo di morire eroicamente, come gli studenti di un’intera classe del liceo di Kragujevac. Nell’ottobre del 1941 gli occupanti tedeschi avevano rastrellato, per rappresaglia, circa settemila abitanti di Kragujevac. Fu un massacro. Tra i fucilati c’erano molti studenti, prelevati direttamente dalla scuola. Questa atrocità ha ispirato la poetessa Desanka Maksimović a scrivere la poesia “Krvava bajka” (Fiaba cruenta). Ancora oggi ne ricordo i versi, che mi fanno venire i brividi:

Avvenne in un paese di contadini,

nella Balcania montuosa:

una compagnia di alunni

in un giorno solo morì

di morte gloriosa.

Nel 1962 sull’evento fu girato il film “Prozvan je Peti tri“ (Si chiamava anche classe V 3). L’ho visto varie volte, piangendo sempre. Fantasticavo, talvolta, di essere uno degli scolari, oppure il loro professore, che rifiutò di salvarsi e morì insieme ai suoi studenti. Prima di essere giustiziato, il professore dichiarò davanti ai fucili tedeschi: “Sparate, anche adesso sto facendo lezione”. Da allora considero nazisti tutti quelli che, per vendetta, puniscono degli innocenti.
Tratto da Osservatorio balcani

Il marchio Zastava
Prozvan je Peti tri
Strage nazista a Kragujevac
Da Cnj

domenica 6 giugno 2010

Ardita Gjeci



Suggerito da Tatiana. Grazie Taty !

Un viaggio come scelta di crescita personale e professionale (pure).

Quindi non e' stato difficile capire qual'era il mio progetto che apparentemente sembrava avesse niente a che fare con un viaggio o con la crescita professionale e personale, ma piu' un bisogno emotivo legato al passato (non poi tanto lontano) di quando da bambini volevamo conquistare il mondo con l'arte, diventando artisti, vivendo nell’arte, trasformando i nostri gesti, attitudini, modi di vestire, oggetti che ci circondavano in arte. Era cosi importante tanto quanto platonico e difficilmente immaginabile.


Antoine de Saint-Exupéry, l'autore dello splendito racconto "Il piccolo principe" scrive nelle prime pagine del suo racconto questa frase :

"Ma I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta."

E quindi, essendo ora "grande" ho le mie difficolta' a capire da dove nascesse quella grande voglia di formare un gruppetto di bambini e scegliere di vivere nell'arte. Quell' “ARTE” secondo la nostra percezione.

Ogni giorno, si doveva svegliare presto, per andare e "rubare" (ma era piu' un “prendere in prestito”) le mattonelle di nostro zio. Con quelle dovevamo costruire le case, il teatro, il parco e la scuola (non dimenticavamo mai la scuola!!).

Quindi ogni giorno, dopo aver costruito la nostra citta', si puliva la "casa", si andava a "scuola" (imparavamo anche l'inglese da soli, ma sicuramente nessun anglofone ci avrebbe capito), poi si riposava al "parco" prendendo le decisioni su che cosa avremmo messo in scena al "teatro" (Tipo : "L'incidente con la banana"; "Lui vuole diventare un attore, ma suo papa no!" ecc. ecc. ).

Tutto questo si interrompeva solo se da lontano disturbava il silenzio del paese qualche camion dell'esercito (non c’era la guerra!!! Mi raccomando!! Da mia nonna, c'era un importante centro militare albanese), il passaggio del quale noi non dovevamo assolutamente perdere, perche' chi sa quando sarebbe stata la prossima volta. E proprio come nei film (e non sto mica scherzando, chiedettelo a mia nonnaaa!!!), chi correva piu' forte riusciva ad aggrapparvisi da dietro, finchè l'autista ci "minacciava" con la mano fuori dal finestrino.

Quindi da li sognai "ferocemente" di diventare un artista.

Un ARTISTA!!! (Ma io un artista non lo sono mai diventata!!)


Io il mio "viaggio di studio" l'ho gia fatto.

Nel 2006, insieme a mio padre abbiamo imbarcato la nave da Durazzo fino a Bari, e da li siamo saliti a Milano. Ma ancora prima avevamo fatto altri viaggi, da quel villaggio "fiabesco" dei giochi da bambini, a Lezha (Alessio), e da Lezha a Tirana (la capitale. Lo scrivo solo per correttezza, giuro!!). Tutto per un obiettivo preciso, lo stesso che mi porto anche in Italia: studiare.

Quindi da “Artista”, scelsi di studiare Economia e Management per l'Arte e la Cultura.

L'intenzione era semplicemente (si fa per dire) da realizzare : “il sogno di vedere costruite strutture inesistenti o mal funzionanti che avrebbero dato l'opportunita' a chi ha talento di studiare, crescere e perfezionare la sua arte. O di dare la possibilita' di riconoscimento a chi arte ne stava creando in condizioni pietose.”

Ma questo non fa di me un' eroina, poiche' niente e' quello che ho fatto, oltre a seguire degli studi che possono quindi portarmi a fare questo se verrano conclusi.

Essendo stato il mio percorso un viaggio (non solo metaforicamente), il progetto che e' oramai il mio chiodo fisso (come canta De Crescenzo) e' anch'esso un viaggio (e non solo metaforicamente!!).

Ardita, 22 anni
Nota bene . Noi abbiamo messo questo link, ma ancora non ci è chiaro se è la banca che si vuole fare pubblicità o cosa.. Anche il fatto che chiedano tanti dati personali per votare non è bello. Noi abbiamo fatto questo post unicamente per dare una mano a Ardita e le facciamo i nostri migliori auguri.

domenica 3 gennaio 2010

Sogno di Skopje



Un po' di tempo fa vi abbiamo presentato il primo libro (scritto in lingua macedone) di Biljana Petrova, la nostra amica di Skopje. Ora abbiamo una bella notizia: Biljana sta per pubblicare un libro in italiano! Il libro sara' presentato a Bologna, il 15 gennaio 2010 e vi terremo informati sui dettagli.

Ecco la prima intervista a Biljana (BP)  fatta da Miran Oblomov (MO), un etologo di specie estinta, sull'uscita del nuovo libro "Sogno di Skopje". Potete leggere altre infromazion su "Cahier di viaggio"  la collana di Edizioni Historica diretta da Francesca Mazzuccato.


MO: Posso darle del tu?

BP: Certo, prof. Oblomov, e devo dire subito che per me e' un onore essere qui a rispondere ad un egregio professore, ho letto delle sue ricerche nel dipartimento di biologia di Emildonia e quindi con molto piacere rispondo a lei, o le do del tu anch'io?

MO: Facciamo chiarezza, dammi del Lei. Perchè Skopjie?

BP: Sono nata e cresciuta a Skopje, e' la mia citta', ogni giorno respiro e vivo e sogno (di) Skopje..

MO: Non hai risposto, o hai risposto parzialmente. "perchè Skopjie"?

BP: Lei e' davvero troppo meticoloso. Perche' Skopje? Anche perche' Belgrado era troppo lontano e ad Atene svenivano i Pinguini..
forse la risposta migliore sarebbe leggere il petit cahier..
ma con poche parole: di skopje si sogna ogni giorno, con occhi aperti e con la fantasia, e con il cuore.
I sogni non finiscono mai..semmai, si avverano, ma dopo questo non sono piu' sogni :)
Questo sogno e' un omaggio a tutti quelli che portano Skopje nel cuore, che sono stati qui e vorrebbero tornare di nuovo, o che un giorno arriverano...

MO: Hai risposto a una domanda che non aveva risposta (perchè no!!!??). Comunque, la mia seconda domanda cui tu hai risposto anticipandomi telepaticamente, era: "Cosa sognate a skopjie di bello, e come sognate?
E dopo che sono stati sognati dove finiscono i vostri sogni?"
Vuoi aggiungere altro a questa ciangotteria?

BP: Giuro che volevo rispondere "Perche' no" ma mi pareva troppo ovvio e trasparente per un discorso cosi' oblique e laterale come questo intervista...
Ciangotteria? Mi dica professore, cosa vuol dire?
Intanto voglio dire che il petit cahier fa parte di una collana internazionale e segue le orme di un grande cahier (in ogni senso) di Francesca Mazzucato, direttrice e curatrice della collana.

MO: "ciangotteria" è chiacchiere, ma non sono sicuro sia italiano. Pensavo che dalla macedonia s'intuisse. Innanzitutto, cos'è un cahier?

BP: Cahier, letteralmente vuol dire "quaderno" in francese, quindi, prendere appunti, note, impressioni, ricordi e sogni di un viaggio...nei cahier di viaggio.
Visto che io sono in Skopje, il viaggio e' una metafora, e' un viaggio oneirico, poetico, ma sempre dedicato alla storia, alla magia di Skopje.

MO: Specificatamente, prima di entrare nel tuo sogno e nel tuo viaggio senza valigie, vorrei chiederti quali sono i tuoi riferimenti
letterari, in modo di consentire ai lettori di capire da subito chi hai copiato. Dimmi.

BP: Ah, ma professore, non si dice copiare, si dice "rende un'omaggio" (che poi e' la stessa cosa).
I miei riferimenti letterari innanzitutto sono sempre e comunque i grandi scrittori del realismo magico, come Marquez, Rushdie, Calvino et al..
In questo caso si potrebbero intuire anche alcuni esempi da oscuri scrittori macedoni e balcanici, ma siccome il libro e' per i lettori italiani, non capira' mai nessuno.
E ci sono anche riferimenti ai viaggiatori anonimi, amici che sono stati qui, a Skopje, che magari ritroveranno le sue tracce nel mio testo, dopo avermi raccontato loro esperienze..

MO: ...E ti quereleranno per diffamazione..Ti sei già collocata in una corrente, perchè?

BP: No, no, mi hanno dato loro "benestare". Mi sono collocata in una corrente perche' credo sia la corrente migliore per esprimermi, permette tutto ed e' una ottima cornice per la mia immaginazione spesso troppo ricca e imprevedibile...Se mi permette un cliche', mi sento come pesce spada nel corrente..

MO: Bellissimo correlativo soggettivo! Li adoro. Io penso che lei faccia delle gran belle insalate di parole. Ma buttiamoci, "a babbo morto" (anche perchè mio padre è morto davvero), nelle frescura delle pagine del suo libro appena stampato. Quando nasce "il sogno di Skopjie",nel tuo tempo relativo e tra le righe, c'è un 'incipit vero e proprio come " sapete com'è la mattina presto, là, all'Havana..."? E se si, com'è?

BP: Insalate di parole..certo professore, dimentica che sono dalla Macedonia, piu' insalata di cosi' ..si, buttiamoci (la parentesi del tuo dolore la togliamo, immagino)
Il sogno di Skopje nasce all'improvviso, tra un log in e altro, alla tastiera, nello spazio virtuale tra Twitter e Facebook, come un ponte, l'idea arriva come un treno e io da buona pendolare parto..
E poi, un evento davvero importantissimo con cui questo sogno ha preso ali...la visita ad una cripta dove tra i resti dei soldati caduti nella prima guerra mondiale, c'era anche la targa sulla salma di un soldato italiano. Era una coincidenza straordinaria, ho deciso di rendere omaggio a questo soldato, questo episodio fa parte del sogno in una maniera particolare.

MO: E se dicessimo "una julienne di nuances" le pare più chic.?In che termini inizia l'inizio?

BP: "una julienne di nuances"..tres chic ...mi piace moltissimo...
L'inizio inizia come ogni sogno...nella terra di nessuno, quella sublime tra la veglia e l'incoscio. Una cartolina di Skopje che diventa viva ..e cosi' inizia il viaggio..

MO: Continua a darmi del Lei, per favore!Sei troppo laconica!. Mi dici allora, quanto del Cuore di Tenebra dei Balcani, che noi antipodi abbiamo conosciuto solo notando gli aerei partire carichi di bombe da Aviano e ritornare vuoti, c'è nel tuo Sogno? Pare sia una sorta di contaminazione ambientale laggiù, da voi.

BP: Niente delle contaminazioni nel mio sogno..e' un sogno pulito, decontaminato, chiaroscuro e sfumato.
Sono laconica apposta, egregio professore, dobbiamo lasciare qualcosa in sospeso per i lettori no?
...
Mi scusi per la mancanza della forma del Lei di prima, ma da autodidatta in italiano, trovo questa forma molto difficile. Comunque per Lei sto facendo lo sforzo, perche' le stimo..

MO: Autodidatta? Non ci crede nessuno. Lei sa d'accademia! Posso dirti che fino a ora non ho capito ancora nulla del tuo libro? E se non ci fosse nulla da capire? Esiste una trama, una canovaccio, uno straccio di abbozzo di improvvisazione di storia da raccontare? ( qui Oblomov diventa notoriamente molesto)

BP: E invece si! Autodidatta. Proprio come Conrad nella sua allusione di prima. Nel Sogno di Skopje non c'e' ne Mr. Kurz, ne una trama nel senso classico, e' un Sogno for crying out loud..lei capisce i sogni? Ci sono stracci di abbozzi ma sono come ombre, nel tempo e nello spazio..
Capira' dopo aver letto il libro, il libro e' onirico e poetico, e la poesia, si sa, non si racconta. (B. diventa bambina capricciosa).

MO: Ciurla nel manico, eh? Comunque di una cosa sono contento: che non siamo davanti al solito racconto balcanico in cui si parla del solito cuore di tenebra del balcani.Dato, per assurdo, che questi balcani esistano. D'accordo la poesia non si spiega, accade, come la neve o la pioggia. Sarebbe felice se la paragonassi a Dylan Thomas nel suo racconto di racconnti "molto presto di mattina"?

BP: Onoratissima..e felicissima..grazie.

MO: Intervista evitante, mi pare. Ultima domanda, lei ama la musica balcanica, con trombette, fisarmoniche, piatti e finti tzigani con baffi altrettanto finti?

BP:No. Mai e poi mai. Non sono il tipo.

MO: E' l'unica cosa che mi interessava sentir dire. Ciao, eh.

mercoledì 23 settembre 2009

Sognando con Biljana


Che sorpresa e che piacere che ho avuto qualche giorno fa navigando su facebook, quando ho scoperto che la nostra amica Biljana Petrova di Skopje (che ha un sacco di talento) ha pubblicato il suo primo libro di poesie!
Il libro pubblicato in lingua macedone si chiama "Zarobeni snista" (che vuol dire sogni catturati) in cui Biljana raccoglie su 110 pagine 77 poesie create dal 1989 fino ad'oggi.
Per questo "bouquet" poetico, Biljana ha scelto "the best of" degli ultimi 20 anni per proporre una collezione eccletica ed inaspettata.



Biljana è nata a Skopje il 25 Aprile 1974 ed è laureata in Inglese e Letteratura. Scrive poesie da quando era piccola e scrive in diverse lingue.Oggi lavora come traduttrice.

Da pochi anni sta imparando l'italiano da sola...e ogni volta che impara una nuova lingua fa pure tentativi poetici anche in quella lingua. Anche se all'inizo sono magari ancora imperfetti non mi importa, l'importante è che sprigiona qualcosa dal cuore..

Ha anche ricevuto un paio di premi per le sue poesie quando era ancora alunna. Il più importante fin'ora è stato una Medaglia d'argento al "Shankar's International Children's Competition" in India che ha ricevuto quasi 20 anni fa per le sue poesie in inglese!



Scrive per sfogarsi, per dare un ordine ai suoi pensieri che le scorrono per la testa. È sul foglio bianco, dove mette "in riga" questi pensieri, che riesce a calmarsi e riesce a trovare la soluzione alle tante prove che la vita ci pone.

Chiedendole se nelle sue poesie è determinante il fatto che lei viva nei balcani, lei ribadisce:
"La mie poesie sono una cosa personale, ma va anche oltre.... sono dedicate al mondo, all' universo, all' Essere Umano."
"Non scrivo mai delle mie radici, non c'è patriottismo, o appartenenza a un certo popolo."
E aggiunge:
"Non scrivo neanche dal punto di vista di una "donna". Semplicemente scrivo come "io", come una voce di una coscienza che osserva e sente il mondo."

Non saprebbe se le sue poesie sarebbero diverse se andasse a vivere in un altro paese. Magari cambierebbero un po' le poesie, forse, ma daltronde, sarebbe pur sempre quello che lei si porta in cuore.


C'e' una piccola curiosita' per quanto riguarda la pubblicazione di questo libro...
L'idea è nata a Vidovdan di quest'anno quando Biljana ha partecipato ad un evento organizzato dai serbi a Skopje, dove ha conosciuto alcuni scrittori che le hanno offerto di presentarla a degli editori e tipografie...
Da quel piccolo discorso... le si sono aperte tutte le porte, e durante i 3 mesi estivi di duro lavoro, anche grazie alla disponibilità delle persone che hanno creduto in lei, ecco che il libro è diventato realtà, ed è uscito il 09.09.2009!

Anche se Biljana scrive ormai 20 anni..non aveva mai pensato che sarebbe stato possibile pubblicare un libro ma, come commenta lei, San Vito (Vidovdan = giorno di San Vito) l'ha aiutata un pochino a realizzare questo sogno!

La promozione del libro si terra' ad ottobre in una biblioteca di Skopje.

Potete seguire Biljana sul suo blog "Biljana's poems" oppure su twitter.com/coffeecupp.
Se siete su facebook la trovate qui: http://www.facebook.com/biljana.petrova

E qui trovate il sito del libro!


lunedì 2 marzo 2009

Durrës Trieste

"Un aspirante scrittore sa cosa (non) scrivere" (ndr Beppe Servegnini - L'Italiano. Lezioni Semiserie), ma non è solo per questo che ho rallentato le mie pubblicazioni su queste care pagine, sul mio blog e sul forum di poesia "Officina della Poesia - Nigola Imbraguglio" cui ho partecipato con assiduità per diversi anni.

Ho rallentato perché come i miei colleghi fondatori del blog e molti lettori dello stesso sapranno della mia nuova attività che non è più prettamente culturale non mi lascia troppo tempo... la vita mi ha insegnato che essere eclettici può rappresentare un vantaggio (specie di questi tempi), l'importante è cercare di mirare al bene, facendo tanto o poco, ma bene.

Voglio dedicare prima di rientrare in attività con le lezioni di albanese rimaste troppo tempo in sospeso regalandovi la traduzione di una mia poesia dall'italiano in dialetto gego (albania del nord) che è stata magistralmente realizzata dall'amico Edrus, da molti conosciuto come Eduart Rustemi (ndr il suo nome!), il quale ha una grande cultura e una grande sensibilità e a cui non posso che rivolgere un affettuoso ringraziamento per le numerose attestazioni di stima e l'interesse molte volte dimostrato per i miei scritti rigurardanti il Paese delle Aquile.

La poesia parla di distacco, ancora una volta di diaspora, di traghetti...

Lo dedico a tutte le diaspore, a chi ha i genitori o i figli lontani, alle Penelopi di tutto il mondo... e ancora una volta grazie ad Eduart che spero in futuro voglia aiutarmi nelle lezioni di cui sopra.
A voi i versi:






Durazzo Trieste



Është kjo diasporë
që akoma na ndan
Si dallandyshet e pelikanët,
si balonë të cilës
i është këputur filli.

Rrënqethëse lamtumira
n'përqafim t'përlotun
në hyrje të portit,
e ndame prej
kartës së imbarkimit

Më kujton vitin '97
kur fishklleja si plumbat qorra
tuj imitu kokolepsjen
e krenave t'pafajshëm
t'malsorve t'ulun n'kafe

Ti tash ndjek mullinin me erë
unë drejtoj parmenën e ftohtë
Zhani është veteriner
n'New Orleans

Gjithkush e mjell kopshtin e vet
perime o lule
Por metet e shkrime n'gjoks
nina nana që ajo knoj
e përsritun si motiv i paqanun
i radio Tiranës.



P.S. Siccome Lina mi sgrida perché faccio post senza foto.... ho voluto pubblicare un'immagine (in alto) a me molto cara, uno scatto risalente al 2004 realizzato in uno dei miei primi viaggi di lavoro in Albania. La foto mostra alcuni bambini di Valona in costume tradizionale mentre danzano per festeggiare l'apertura di un concerto.

giovedì 4 settembre 2008

Kosovka Devojka

Ecco un simbolo mitico della cultura serba: la ragazza di Kosovo Polje, che vi propongo in cinque versioni.


1. Il quadro del pittore realista Uroš Predić che nel 1919 riprese il tema della ragazza di Kosovo Polje dipinse uno dei più riconosciuti quadri della pittura serba moderna.

2. In origine la „Kosovka Devojka“ era la figura principale di un poema epico: una giovane e bella ragazza che dopo la battaglia di Kosovo Polje si prende cura dei guerrieri serbi feriti mentre sta cercando il suo fidanzato, il suo padrino e il suo futuro testimone di nozze tra i caduti. Da un ferito viene poi a sapere che sono caduti tutti e tre in battaglia.
Questa poesia che simbolizza l’aiuto, l’amore per il prossimo e la previdenza femminile ha sempre goduto di grande popolarità.

Eccovi il testo originale (qui il link per la traduzione inglese)

Kosovka Devojka
Uranila Kosovka Devojka,
uranila rano u nedelju,
u nedeljy prije jarka sunca;
zasukala bijele rukave,
zasukala do beli lakata,
na plecima nosi leba bela,

u rukama dva kondira zlatna:
u jednome ladjane vodice,
u drugome rumenoga vina.
Ona ide na Kosovo ravno,
pa se sece po razbojy mlada,
po razboju cestitoga kneza,

te prevrce po krvi junake.
Kog junaka u zivotu nadje,
umiva ga ladjanom vodicom,

pricescuje vinom crvenijem
i zalaze lebom bijelim.

Namera je namerila bila
na junaka Orlovica Pavla,
na knezeva mlada barjaktara.
I njega je nasla u zivotu.
Desna mu je ruka osecena
i lijeva noga do kolena,
vide mu se rebra izlomljena,
vide mu se djigerice bele.

Izmice ga iz te mloge krvce,
uliva ga ladjanom vodicom,
pricescuje vinom crvenijem
i zalaze lebom bijelijem.

Kad junaku srce zaigralo,
progovara Orlovicu Pavle:

"Sestro draga, Kosovko devojko,
koja ti je golema nevolja,
te prevrces po krvi junake?
Koga trazis po razboju mlada:
ili brata, ili bratuceda,
al' po greku stara roditelja?"
Progovara Kosovka devojka:
'Dragi brato, delijo neznana,
ja od roda nikoga ne trazim:
niti brata niti bratuceda,

ni po greku stara roditelja.
Moz'li znati, delijo neznana,
kad knez Laza pricesciva vojsku
kod prekrasne Samodreze crkve,
tri nedelje tredeset kaludjera?
Sva se srpska pricestila vojska,
najposlije tri vojvode bojne:

jedno jeste Milosu vojvoda,
a drugo je Kosancic Ivane,

a trece je Toplica Milane.

Ja se onda desi na vratima
kad se seta vojvoda Milosu:
krasan junak na ovome svetu,
sablja mu se po kaldrme vuce,
svilen kaplak, okovano perje,
na junaku kolasta azdija,

oko vrata svilena marama;
obazre se i pogleda na me,

s sebe skide kolastu azdiju,
s sebe skide, pa je meni dade:
"Na, devojko kolastu azdiju,
po cemu ces mene spomenuti,
po azdiji, po imenu mome:
u taboru cestitoga kneza;

moli Boga, draga duso moja,
da ti s'zdravo iz tabora vratim,
a i tebe dobra sreca nadje,
uzecu te za Milana moga,

za Milana, Bogom pobratima,
koj'je mene Bogom pobratio,
visnjim Bogom i svetim Jovanom;

ja cu tebe kum vencani biti.'

Za njim ide Kosancic Ivane:
krasan junak na ovome svetu,
sablja mu se po kaldrmi vuce,
svilen kalpak, okovano perje,
na junaku kolasta azdija,

oko vrata svilena marama,
na ruci mu burma pozlacena;
obazre se i pogleda na me,
s ruke skide burmu pozlacenu,
s ruke skide pa je meni dade:
,Na, devojoko, burmu pozlacenu,
po cemu ces mene spomenuti,
a po burmi, po imenu mome:
evo t' idem poginuti duso,
u taboru cestitoga kneza;

moni Boga, moja duso draga,
da ti s' zdravo iz tabora vratim,
a i tebe dobra sreca nadje,
uzecu te za Milana moga,
za Milana, Bogom pobratima,
koj' je mene Bogom pobratio,
visnjim Bogom i svetim Jovanom;

ja cu tebi rucni dever biti'.
Za njim ide Toplica Milane:
krasan junak na ovome svetu,
sablja mu se po kaldrmi vuce,

svilen kalpak, okovano perje,
na junaku kolasta azdija,
oko vrata svilena marama,
na ruci mu koprena od zlata;

obazre ce i pogleda na me,
s ruke skide koprenu od zlata,
s ruke skide, pa je meni dade:
,Na, devojko, koprenu od zlata,

po cemu ces mene spomenuti,
po kopreni, po imenu mome:
evo t' idem poginuti, duso,
u taboru cestitoga kneza;
moli Boga, moja duso draga
da ti s' zdravo iz tabora vratim,
tebe, duso, dobra sreca nadje:

uzecu te za vernu ljubovcu.'


I odose tri vojvode bojne:
nji ja danas po razboru trazim."


Al' besjedi Orlovicu Pavle:
,,Sestro draga, Kosovko devojko,

vidis, duso, ona koplja bojna,
ponajvisa a i ponajgusca?

Onde j' pala krvca od junaka
ta dobrome konju do stremena,
to stremena i do uzendjije,
a junaku do svilena pasa, -
onde cu ti sva tri poginula!
Vec ti idi dvoru bijelome,
ne krvavi skuta u rukava."


Kad devojka saslusala reci,

proli suze niz bijelo lice,
ona ode svom bijelu dvoru
kukajuci iz bijela grla:
"Jao, jadna, ude ti cam srece!
Da se, jadna, za zelen bor vatim,
i on bi ce zelen osusio!"


3. Lo scultore Ivan Mestrovic nel 1907 nell’ambito di un ciclo di sculture sul Kosovo, creò un bassorilievo con il tema della ragazza del Kosovo. (piccola parentesi: Il simbolo di Belgrado, la statua del "Pobednik" anche chiamata "Viktor" a Kalemegdan è anche una scultura di Mastrovic)


4. Il popolare gruppo „Bjelo Dugme“ (il gruppo fondato negli anni'70 da Goran Bregovic) scelserò prorio questo quadro per uno dei loro LP di grande sucesso, chiamato appunto Kosovka Djevojka pubblicato nel 1984.


5. E alla fine: Slobodan Trkulja - Pesma za moju Jelenu/Kosovka devojka


venerdì 8 agosto 2008

Adriatico Orientale


Sbatte, come sul frangiflutti,
l’onda dell’ultimo distacco
e resto, appeso al molo terzo,
mentre la retina riflette e mi confonde
le immagini fugaci dell’imbarco.

Sono solo, come le scialuppe,
eppure siamo in tanti in questo mare,
seguo il profilo delle Cornadi lontane,
ne corro i lineamenti con le dita,
tocco la bocca di Cataro e la varco,
sento la lingua calda dei suoi monasteri

e scendo ancora a Santo Stefano ed Ulqin
per ritrovarmi sulla foce della Drina
a risalirla inseminando l’acqua
della salmastra Buna
che mi confonde per la sua dolcezza
e ritrascina, ancora, a valle,

quasi un rifiuto,
che mi fa ritornare.