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sabato 26 giugno 2010

Vidovdan 2010

Ogni anno i pellegrini della marcia di Vidovdan, partono dal Belgrado e vanno a piedi fino a monumento di Gazimestan (vicino a Pristina) nella regione del Kosovo dove si celebra tutti gli anni la festa di San Vito.


Eccovi la rotta da percorrere (e la marcia dura 14 giorni, ma non si tratta di fare tanti chilometri o di esaurirsi, ma piutosto di percorrere il tratto che fece Zar Lazar con il suo esercito in via per il Ksovo Polje )

Si passa da Ralja, Mladenovac, Topola, Kragujevac, Knic, Kraljevo, Usce, Studenica, Raska, Leposavic, Banjska, Kosovska Mitrovica e Gracanica visitando anche i posti più importanti religiosi come i monasteri di Zica, Studenica, Banjska e Gracanica. La marcia e sostenuta dalla chiesa serbortodossa e dal ministero delgi affari interni della Serbia (polizia).
A proposito di quanto sono seri i punti di controllo per entrare nella regione del Kosovo. È il primo anno che il controllo non viene più effetuato dalla KFOR, ma dalla EULEX.

Nel video vedete prima i poliziotti serbi che non controllano nulla (per loro non è una frontiera) e poi (con i capellini turchesi) i polizziotti dell EULEX che cercano invano di controllare i pellegrini della marcia di Vidovdan.



Qui il nostro post di Vidovdan del 2008

Qui le foto della marcia dell'anno scorso che mi hanno mandato i miei amici di Zvecan (Johanna e Nenad)




lunedì 1 febbraio 2010

Eidos teatro e Alan


Nei giorni scorsi sono venuta in contatto ( ma non ravvicinato) con un'associazione teatrale molto carina.
Si chiama Eidos ed è gestita da un ragazzo bellissimo che si chiama Alan Mauro Vai

Diplomato alla Scuola Professionale d'Arte Teatrale (SAT) di Teatranza Artedrama a Torino nel 2006, ha lavorato a Milano, Roma e Perugia, con la Compagnia Gabriele Lavia, il Teatro Stabile dell'Umbria, la Societas Raffaello Sanzio e il Teatro Mohole, e si è formato con grandi maestri quali Cesar Brie, Mamadou Dioume, Romeo Castellucci e Chiara Guidi, affiancando al lavoro attoriale quello registico e di pedagogia teatrale. Da un anno è regista e drammaturgo della compagnia Eidos Teatro di Torino.

Alan sta cercando commedie balkanike e mi ha chiesto (dolore !) se ne conoscevo...
emmmm... la risposta è stata : " mi informo" , ma subito dopo Alan mi ha lasciata senza parole parlandomi di Marina Abramovic come di un'attrice conosciuta da sempre.
Grande Alan, non solo bello, ma anche simpaticissimo !!
Ti amiamo alla follia !
Allora.. che commedia gli consigliamo ?


eidosteatro@gmail.com
Cell. 3938322405

giovedì 28 gennaio 2010

Aleksandar Jerkov


Aleksandar è uno scrittore e io l'ho incontrato all'Università di Torino.
Di quell'incontro ho un vago ricordo, perchè lui ha parlato per più di due ore in serbo, con la nostra prof che cercava di tradurre simultaneamente.
Faccio questo post, perchè quel giorno ho posto a Jerkov una domanda precisa e lui mi ha dato una risposta altrettanto precisa che non mi scorderò mai.
Si parlava di bombe Nato sulla Serbia e ho chiesto se erano evitabili.
Lui ha detto:
"Vedete.. pochi pensano che ognuno di noi ha una responsabilità bene precisa. Oggi siamo qui, siamo una trentina e ognuno di noi vedrà minimo minimo altre 30 persone oggi. Se ognuno di noi parla di pace e non perde occasione per parlare di pace, raggiungeremo sempre un numero enorme di persone che almeno un pensiero alla pace lo fanno. Se avremo la cultura della pace, della giustizia, dell'onestà, dei valori che sono basilari in qualsiasi società, li insegneremo ai nostri figli e voteremo cercando persone che inseguono questi valori. Viceversa provate a vedere come attecchisce in questo modo la cultura della guerra. Se incontrate un rom sul tram e uno dice che i rom sono tutti ladri e tutti dicono così, se incontrate una persona che dice che tutti gli stranieri sono criminali e tutti dicono così, è la cultura del razzismo che attecchisce e da queste culture è inevitabile che poi nascano le bombe e le guerre. Nulla è a caso. Non posso scordare l'immagine di quel papà che portava in braccio la sua bambina di 4 anni, morta perchè di notte non voleva andare a fare la pipì davanti a casa perchè sparavano ed è andata nel retro, dove una bomba l'ha colpita, mentre la sua famiglia si è salvata. Ogni parola persa è un'occasione persa."
Da allora non perdo occasione per parlare di politica e non solo. Ogni lasciata è persa e non vi dico quando sono in coda all'ufficio postale, o sull'autobus, o al lavoro o in internet..
C'è poi il piccolo problema che mi dicono che le guerre le scateno io...

lunedì 25 gennaio 2010

Maja Ljubotina


Quando si parla di olocausto si pensa agli ebrei e spesso si dimentica che anche il popolo rom ha pagato un caro prezzo al fanatismo e non pensiate sia tutto finito qui.
Purtroppo la storia spesso si ripete e il popolo rom è nuovamente perseguitato nell'indifferenza totale.
Maja, una bellissima ragazza rom, ricorda l'olocausto in un bellissimo sito, in cui c'è anche la possibilità di esprimere il proprio parere.

Maja Ljubotina

lunedì 4 gennaio 2010

Hristos se rodi - il Natale ortodosso



Visto che i Serbi seguono il calendario Giuliano il Natale si festeggia 2 settimane dopo il Natale cattolico. Il 6 gennaio è la vigilia di Natale e la tradizione vuole che si vada nel bosco a cercare enormi rami di quercia con foglie (il badnjak) e si cospargerga del fieno intorno al camino di casa per simbolizzare il collegamento con la terra.
Poi si mettono regali per i bambini, che tradizionalmente sono noci, monete e fichi secchi.
Per cena ci vuole un menu di magro (che sarà comunque molto ricco, ma senza grassi animali come carne, burro, latte uova) e questa cena si chiama „badni vecer“ cioè la cena del badnjak, questo ramo di quercia.

Preparando il badni vecer


Si va a messa alla sera, dove viene fatto un falò enorme, in cui si brucia il ramo di quercia (il badnjak) dell’anno prima. Il prete ne distribuisce uno nuovo, lo benedisce e si porterà a casa quello nuovo.
All’uscita della chiesa, viene offerta la Rakija calda zuccherata.
La mattina del sette gennaio, quindi la mattina di Natale, la prima persona che entra in casa da fuori è il „polzajnik“ (il pellegrino). Gli si off
re dello „zito“ (grano bollito con noci e zucchero una specialità di Natale) e del vino rosso. Per colazione spesso si prepara la „cicvara“ (una specie di polenta fatta di farina, uova, burro e formaggio) servita con biscottini secchi, fichi secchi e rakija. Accendendo una candela si inizia la „mirobozenje“ (pace e rinconciliazione) e ci si augura „Mir Bozji“ ovvero un Natale in pace.


Il Natale ortodosso non ha molto a che vedere con il Natale
"commerciale" occidentale fatto di montagne di regali e poca spiritualità.
Qui il falò davanti alla chiesa per la messa della vigilia.

Per tutta la giornata il saluto sarà: „Hristos se rodi“ (E nato Gesù) e si risponde „Vaistinu se rodi“ (Infatti è nato). Il pranzo di Natale è lauto ed a partire dalla mattina di Natale il tempo di digiuno (o di magro) è terminato.

Srecan Bozic!
Per un bellissimo S.Natale ortodosso, pieno di luce, i migliori auguri !


The english version is in here in a post I made one year ago on www.sajkaca.blogspot.com

domenica 3 gennaio 2010

Sogno di Skopje



Un po' di tempo fa vi abbiamo presentato il primo libro (scritto in lingua macedone) di Biljana Petrova, la nostra amica di Skopje. Ora abbiamo una bella notizia: Biljana sta per pubblicare un libro in italiano! Il libro sara' presentato a Bologna, il 15 gennaio 2010 e vi terremo informati sui dettagli.

Ecco la prima intervista a Biljana (BP)  fatta da Miran Oblomov (MO), un etologo di specie estinta, sull'uscita del nuovo libro "Sogno di Skopje". Potete leggere altre infromazion su "Cahier di viaggio"  la collana di Edizioni Historica diretta da Francesca Mazzuccato.


MO: Posso darle del tu?

BP: Certo, prof. Oblomov, e devo dire subito che per me e' un onore essere qui a rispondere ad un egregio professore, ho letto delle sue ricerche nel dipartimento di biologia di Emildonia e quindi con molto piacere rispondo a lei, o le do del tu anch'io?

MO: Facciamo chiarezza, dammi del Lei. Perchè Skopjie?

BP: Sono nata e cresciuta a Skopje, e' la mia citta', ogni giorno respiro e vivo e sogno (di) Skopje..

MO: Non hai risposto, o hai risposto parzialmente. "perchè Skopjie"?

BP: Lei e' davvero troppo meticoloso. Perche' Skopje? Anche perche' Belgrado era troppo lontano e ad Atene svenivano i Pinguini..
forse la risposta migliore sarebbe leggere il petit cahier..
ma con poche parole: di skopje si sogna ogni giorno, con occhi aperti e con la fantasia, e con il cuore.
I sogni non finiscono mai..semmai, si avverano, ma dopo questo non sono piu' sogni :)
Questo sogno e' un omaggio a tutti quelli che portano Skopje nel cuore, che sono stati qui e vorrebbero tornare di nuovo, o che un giorno arriverano...

MO: Hai risposto a una domanda che non aveva risposta (perchè no!!!??). Comunque, la mia seconda domanda cui tu hai risposto anticipandomi telepaticamente, era: "Cosa sognate a skopjie di bello, e come sognate?
E dopo che sono stati sognati dove finiscono i vostri sogni?"
Vuoi aggiungere altro a questa ciangotteria?

BP: Giuro che volevo rispondere "Perche' no" ma mi pareva troppo ovvio e trasparente per un discorso cosi' oblique e laterale come questo intervista...
Ciangotteria? Mi dica professore, cosa vuol dire?
Intanto voglio dire che il petit cahier fa parte di una collana internazionale e segue le orme di un grande cahier (in ogni senso) di Francesca Mazzucato, direttrice e curatrice della collana.

MO: "ciangotteria" è chiacchiere, ma non sono sicuro sia italiano. Pensavo che dalla macedonia s'intuisse. Innanzitutto, cos'è un cahier?

BP: Cahier, letteralmente vuol dire "quaderno" in francese, quindi, prendere appunti, note, impressioni, ricordi e sogni di un viaggio...nei cahier di viaggio.
Visto che io sono in Skopje, il viaggio e' una metafora, e' un viaggio oneirico, poetico, ma sempre dedicato alla storia, alla magia di Skopje.

MO: Specificatamente, prima di entrare nel tuo sogno e nel tuo viaggio senza valigie, vorrei chiederti quali sono i tuoi riferimenti
letterari, in modo di consentire ai lettori di capire da subito chi hai copiato. Dimmi.

BP: Ah, ma professore, non si dice copiare, si dice "rende un'omaggio" (che poi e' la stessa cosa).
I miei riferimenti letterari innanzitutto sono sempre e comunque i grandi scrittori del realismo magico, come Marquez, Rushdie, Calvino et al..
In questo caso si potrebbero intuire anche alcuni esempi da oscuri scrittori macedoni e balcanici, ma siccome il libro e' per i lettori italiani, non capira' mai nessuno.
E ci sono anche riferimenti ai viaggiatori anonimi, amici che sono stati qui, a Skopje, che magari ritroveranno le sue tracce nel mio testo, dopo avermi raccontato loro esperienze..

MO: ...E ti quereleranno per diffamazione..Ti sei già collocata in una corrente, perchè?

BP: No, no, mi hanno dato loro "benestare". Mi sono collocata in una corrente perche' credo sia la corrente migliore per esprimermi, permette tutto ed e' una ottima cornice per la mia immaginazione spesso troppo ricca e imprevedibile...Se mi permette un cliche', mi sento come pesce spada nel corrente..

MO: Bellissimo correlativo soggettivo! Li adoro. Io penso che lei faccia delle gran belle insalate di parole. Ma buttiamoci, "a babbo morto" (anche perchè mio padre è morto davvero), nelle frescura delle pagine del suo libro appena stampato. Quando nasce "il sogno di Skopjie",nel tuo tempo relativo e tra le righe, c'è un 'incipit vero e proprio come " sapete com'è la mattina presto, là, all'Havana..."? E se si, com'è?

BP: Insalate di parole..certo professore, dimentica che sono dalla Macedonia, piu' insalata di cosi' ..si, buttiamoci (la parentesi del tuo dolore la togliamo, immagino)
Il sogno di Skopje nasce all'improvviso, tra un log in e altro, alla tastiera, nello spazio virtuale tra Twitter e Facebook, come un ponte, l'idea arriva come un treno e io da buona pendolare parto..
E poi, un evento davvero importantissimo con cui questo sogno ha preso ali...la visita ad una cripta dove tra i resti dei soldati caduti nella prima guerra mondiale, c'era anche la targa sulla salma di un soldato italiano. Era una coincidenza straordinaria, ho deciso di rendere omaggio a questo soldato, questo episodio fa parte del sogno in una maniera particolare.

MO: E se dicessimo "una julienne di nuances" le pare più chic.?In che termini inizia l'inizio?

BP: "una julienne di nuances"..tres chic ...mi piace moltissimo...
L'inizio inizia come ogni sogno...nella terra di nessuno, quella sublime tra la veglia e l'incoscio. Una cartolina di Skopje che diventa viva ..e cosi' inizia il viaggio..

MO: Continua a darmi del Lei, per favore!Sei troppo laconica!. Mi dici allora, quanto del Cuore di Tenebra dei Balcani, che noi antipodi abbiamo conosciuto solo notando gli aerei partire carichi di bombe da Aviano e ritornare vuoti, c'è nel tuo Sogno? Pare sia una sorta di contaminazione ambientale laggiù, da voi.

BP: Niente delle contaminazioni nel mio sogno..e' un sogno pulito, decontaminato, chiaroscuro e sfumato.
Sono laconica apposta, egregio professore, dobbiamo lasciare qualcosa in sospeso per i lettori no?
...
Mi scusi per la mancanza della forma del Lei di prima, ma da autodidatta in italiano, trovo questa forma molto difficile. Comunque per Lei sto facendo lo sforzo, perche' le stimo..

MO: Autodidatta? Non ci crede nessuno. Lei sa d'accademia! Posso dirti che fino a ora non ho capito ancora nulla del tuo libro? E se non ci fosse nulla da capire? Esiste una trama, una canovaccio, uno straccio di abbozzo di improvvisazione di storia da raccontare? ( qui Oblomov diventa notoriamente molesto)

BP: E invece si! Autodidatta. Proprio come Conrad nella sua allusione di prima. Nel Sogno di Skopje non c'e' ne Mr. Kurz, ne una trama nel senso classico, e' un Sogno for crying out loud..lei capisce i sogni? Ci sono stracci di abbozzi ma sono come ombre, nel tempo e nello spazio..
Capira' dopo aver letto il libro, il libro e' onirico e poetico, e la poesia, si sa, non si racconta. (B. diventa bambina capricciosa).

MO: Ciurla nel manico, eh? Comunque di una cosa sono contento: che non siamo davanti al solito racconto balcanico in cui si parla del solito cuore di tenebra del balcani.Dato, per assurdo, che questi balcani esistano. D'accordo la poesia non si spiega, accade, come la neve o la pioggia. Sarebbe felice se la paragonassi a Dylan Thomas nel suo racconto di racconnti "molto presto di mattina"?

BP: Onoratissima..e felicissima..grazie.

MO: Intervista evitante, mi pare. Ultima domanda, lei ama la musica balcanica, con trombette, fisarmoniche, piatti e finti tzigani con baffi altrettanto finti?

BP:No. Mai e poi mai. Non sono il tipo.

MO: E' l'unica cosa che mi interessava sentir dire. Ciao, eh.

lunedì 16 novembre 2009

Mirjana Dimitriadis

Siamo circondati da favole! E una di queste favole è Mirjana Dimitriadis una bravissima artista che si dedica ad un arte vecchia di tradizione: alla pittura di icone ortodosse. Creare icone non è solo un lavoro d'artista, anche perchè l'icona non rappresenta semplicemente un quadro, ma può essere vista come una finestra spirituale aperta a coloro che sanno coglierne l’essenza.
Quindi richiede una comprensione profonda dell'arte religiosa e delle tradizioni ortodosse. E questa comprenisone Mirjana ce l'ha.Infatti da quando era piccola (Mirjana è nata Belgrado) e sempre stata circondata dalle potenti icone bizantine della chiesa serbo-ortodossa.Da adulta si è messa a studiare agiografia (gli studi della vita di santi) mentre viveva in Grecia accanto a suo marito greco.


We are surrounded by fairy tales! One of these fairy tale is Mirjana Dimitriadis an exceptional artist who dedicates herself to a very old art form: to create orthodox icons. An icon is not simply a painting, but it can be seen as an open spiritual window to whom has got the ability to capture it.
So to create an icon is not just an artistic work, but it demands a deep understanding of the
religious art. And this understanding Mirjana surely has.
She was born in Belgrade and from early age, she was surrounded by the powerful byzantine
iconography of the orthodox church. As a young adult, she studied hagiography - the traditional artistic depiction of the saints and angels- alongside her husband on the island of Greece.


Per realizzare i suoi capolavori d'influsso bizantino, Mirjana ha deciso di utilizzare le tecnice ed i materiali più tradizionali. Questo quadro dell'archangelo Raffaele (misura 193 x 70 cm) è realizzato in tempera (una tecnica pittorica che utilizza pigmenti in polvere mescolati con vari leganti tra cui tuorlo d'uovo ed acqua distillata) prorpio come nelle icone antiche.

To create these unique Byzantine-inspired works of art Mirjana uses traditional techniques and materials. Like here in this Icon of Archangel Raphael (she made for a friend) that is made with egg tempera. The size of the Icon is 193x70cm.



Adesso Mirjana vive in Danimarca dove le sue icone vengono esposte in gallerie d'arte (sono state già esposte anche in Serbia e in Australia).
A Mirjana piace creare pezzi d'arte e ha una gran passione per la decorazione d'interni e per l'architettura. Inoltre le piace molto viaggiare, cucinare e conoscere la storia,le tradizioni e la cucina dei vari paesi, come per esempio l'Italia, la Spagna, il Marocco e l'Egitto....
Sarebbe bello trovare un posto in Italia dove esporre queste bellissime icone....vediamo un po' magari qualcuno qui ha un idea....!!!


Her work has been featured in Serbia, in Australia and in Denmark where she now lives with her husband. She loves to create art and has a big passion for interior decoration and architecture. Also she loves to travel, to cook and to learn about the history, the culture and the cuisine of the different places like Italy, Spain, Morocco and Egypt...

It would be great to find a place in Italy to exhibit her beautiful works.....let's see...maybe someone here has an idea!



Per informazione o per aquistare un icona visitate il suo sito web: http://www.byzantika.com/

sabato 14 novembre 2009

Padre Giovanni di Acquaformosa


Nei miei viaggi balkanici ho sempre incontrato qualcosa di religioso.
Quando si viaggia si è propensi a far frullare il cervello e a questo proposito vi voglio raccontare una storiella serba. Si dice in Serbia che abbiamo tutti un piccolo verme in testa, ma alle volte è lui che muore e alle volte è lui che si mangia tutto il nostro cervello ed è per questo che diventiamo pazzi.
Dejan dice che io sono già nata piena di vermi nel cervello, ma lasciamo stare e troniamo alla nostra cara e ben amata religione.
So' che molti dei nostri amici hanno già chiuso da mo', perchè sono atei. Io no, sono religiosa e sono cattolica, ma naturalmente in Serbia vado alla S. Messa ortodossa. Alle volte anche a Torino vado nella chiesa ortodossa e vi diro' che non è niente male.
Alcuni mesi or sono ho incontrato un blog carino. Oggi ve lo propongo e vi dico che anche chi non è religioso ci puo' zompettare dentro e lasciare un messaggino.
Quanti viaggi con la nostra macchina scassata e due bambini piccoli da Torino a Catanzaro e quando si arrivava sulla salerno Reggio Calabria si iniziavano le preghiere !
Bè.. da quelle parti c'è Acquaformosa, un paesino che ha veramente del magico.
Non posso dire tanto, perchè ho promesso di non parlare di politica, ma se fate voi una piccola ricerca, vedrete quanto questo paesino sia una bellissima risposta al razzismo dilagante contro cui anche noi ci scagliamo, politica o non politica.
Qui vive Padre Giovanni, un prete modernissimo, bellissimo, simpaticissimo, che ha il suo account face book e un unico difetto : consiglia di leggere Nothing against Serbia e non balkan-crew !!!
Ma.. Padre !!! Spero sia un lapsus !!

Arberia ortodossa

mercoledì 21 ottobre 2009

La prof.ssa Carmela Decaro e i Balkani


Nei giorni scorsi stavo casualmente ascoltando "Rai nettuno", un canale televisivo che riesco a vedere con la parabola.
La trasmissione era interessante e si trattava di una lezione di "Diritto pubblico comparato" tenuta dalla prof. Carmela Decaro.
Sono stata subito interessata alla trasmissione e mi è venuto diverse volte un bel sorriso riguardo agli accenni alla nostra Costituzione, ma qui non trattiamo nulla che possa riguardare la politica italiana (tranne alcune piccole eccezioni tipo il matrimonio tra italiani e stranieri che è quasi impossibile).
Immaginate il mio stupore quando sento dalla professoressa la frase :
"...la Serbia è stata creata e si regge sugli aiuti internazionali..."
Tutto subito ho pensato di aver sentito male, ma anche i miei figli hanno sentito questa frase.
Ora io mi chiedo se per aiuti si intendono le migliaia di bombe scaricate in 78 giorni e in 78 notti dalla NATO con la conseguenza di migliaia di vite spezzate.
A questo proposito chiediamo spiegazioni alla prof. Decaro, certi che aspetteremo tutto il tempo necessario, ma anche certi di non scordare di rimanere in attesa di questa risposta, se non altro per quei bambini che come aiuti, si aspettavano la vita e non la morte.
Sotto un certo punto di vista speriamo che l'America, l'Europa e i paesi loro amici non aiutino più nessuno, cosi'chè si possano salvare delle vite umane innocenti.
Il tutto poi si colora di un ulteriore lato discutibile: la prof. Carmela Decaro è Capodipartimento per le politiche comunitarie. Da qui potete capire la nostra preoccupazione e il perchè ci sia una scarsa fiducia in tutti questi incontri politici pro-Europa.
Forse varrebbe la pena ricominciare dalla geografia.
La Serbia è una delle più vecchie nazioni dei Balkani e e ha un passato complicato. Certo che se i mass media ci continuano a proprinare delle distorsioni della realtà, non è poi così facile, per il povero ascoltatore, farsi un'idea realistica della situazione!

domenica 18 ottobre 2009

Miroslav Masin - pittura in Macedonia

Miroslav Masin al lavoro

Colgo l'occasione di una mostra che avrà luogo a Genova alla Galleria SATURA (piazza Stella 5) a partire dal 24 ottobre 2009 per presentarvi un bravissimo artista macedone: Miroslav Masin.

Me l'ha fatto conoscere la mia amica Biljana e quando sono andata a curiosare fra i suoi lavori, sono rimasta colpita dall'estetica dei suoi disegni e dalla forza che trasmettono vedendoli nell'insieme.


self portrait of Miroslav Masin


Miroslav Masin e come l'uomo fu creato dalla trota di Ohrid

La trota di Ohrid è un pesce endemico della Macedonia che si differenzia dagli altri pesci nell'anatomia, nel colore e nelle abbitudini - quindi ha abbastanza possibilità per creare un uomo -oppure per Miroslav Masin di orchestrare la rapsodia visuale della trota di Ohrid.
Inserisci linkCosì Masin ha creato una serie di quadri esperimendando con la simbolica di questo pesce speciale, fingendo una specie di storia dell'evoluzione dalla trota all'uomo, usando espressioni della mitologia e delle favole.
Vedete una serie di quadri che passano da simboli di fertilità, di vitalità per comporsi poi in un uomo trota....ogni quadro in qualche modo incatenato con l'altro..

Questa era per esempio una mostra al
Cultural Center “Grigor Prlicev” a Ohrid (Macedonia) nell agosto del 2008 e che potete vedere qui sul suo sito.


Uno dei suoi più recenti lavori 2008

Una delle ossessioni di Masin sono le serie di quadri dove si simula un'evoluzione, uno sviluppo....oppure dei cicli di trasformazione.



La serie cicli di trasformazione creata nel 1998

Sul suo sito vedete che è molto attivo e che ha esposto in molte gallerie in giro per il mondo
(
Macedonia, Serbia, Montenegro, Inghilterra, Moldavia, Rep. Ceca, Australia, Danimarca, Francia, Bulgaria, Germania, Turchia e USA).

Qualche dato biografico: Miroslav Masin è nato nel 1963 è si è diplomato nel 1988 all'academina di arte di Skopje e poi ha studiato in Inghilterra, in Francia ed i Cechia. Indirizzo: Ul. 1257 br. 2, n.Jurija - G. Petrov, 1000 Skopje, R. Macedonia; Studio (++389) 02 20 37 222;
Sito internet:
www.masin.com.mk

venerdì 16 ottobre 2009

Giacomo Scotti

Carissimi.. questo post giaceva nelle bozze quasi dal primo giorno. Ho incontrato Giacomo Scotti all'università di Torino e sono rimasta fulminata.
Davvero una persona pulita, schietta, sincera, semplice. Che dire di più !
Ha parlato per due ore e siamo rimaste a bocca aperta senza fiatare.
Per riassumere brevemente posso dire che viveva in Italia da giovane quando un soldato ha ucciso suo fratello perchè era partigiano.
Allora Giacomo ha deciso di trasferirsi in Yugoslavia e sotto Tito ha passato degli anni favolosi.
Bellissimo il racconto del suo viaggio ad Arandjelovac, il paese di Sandra che cogliamo l'occasione di salutare.
Ultimamente Giacomo Scotti è stato intervistato da Vic.


Giacomo Scotti è, in tutti i sensi, un uomo di frontiera, ottanta anni compiuti in questi giorni, vive tra Fiume e Trieste ed è diventato uno dei più grandi scrittori di quella che, in mancanza di meglio, chiamiamo ancora ex Jugoslavia. Nel suo caso potremmo definirlo come “scrittore della frontiera orientale”.
Uomo di frontiera, come si diceva, che nella sua vita ha visto abbattere molti confini prodotti dalla lunga guerra fredda ma che ne ha anche visti sorgere di nuovi, generati dalla sanguinosa disintegrazione balcanica. E sempre come uomo di frontiera necessariamente curioso e cosmopolita, ha spaziato dalla letteratura bosniaca a quella macedone, dalla poesia istriana ai reportage sulle guerre jugoslave, dalle ricerche storiche sulle foibe e sulla repressione dei “nemici del socialismo” titino fino alle fiabe e leggende dell'Adriatico, mare a cui è particolarmente legato e che contempla dalla sua vecchia casa fiumana e dalle rive triestine. Ha pubblicato più di centocinquanta opere in italiano e croato, spesso tradotte in più lingue.
 Allora, Giacomo Scotti, come è arrivato nell'allora Jugoslavia?
Io sono di Saviano, cittadina a venti chilometri da Napoli, e la mia storia è molto diversa da quella di coloro che varcarono il confine orientale per “costruire il socialismo” perché inviati dal PCI di Togliatti o per motivi ideologici come i tremila operai di Monfalcone. In realtà avevo avuto un fratello nella regia marina a Pola e proprio attraverso mio nipote conobbi le canzoni istriane. Poi gli eventi della guerra, la morte tragica nel 1943 di un fratello trucidato dai tedeschi in ritirata e la morte di mio padre mi portarono prima a fare la mascotte di un reggimento scozzese ed in seguito, nel 1947, a lavorare a Monfalcone e a Ronchi dei Legionari e poi a Pola e quindi a studiare a Fiume, dove l'università non costava e a cui mi legava il ricordo del fratello marinaio, scomparso nella battaglia di Capo Matapan nel 1941. Per mantenermi, iniziai a fare il tipografo, il correttore di bozze, il giornalista.
 Nessuna componente ideologica quindi?
Ideologica no, ma ideale si, e grande. Avevo circa venti anni e credevo molto nella costruzione di quello che era un mondo radicalmente nuovo, socialmente più giusto - si pensi solo all'idea dell'autogestione operaia -che affrontavo con grandi speranze e con grande volontarismo anche se le difficoltà erano immense: siamo vissuti male, con tanto di tessera di razionamento, fino al 1959, quando in Italia si assaporava già il boom economico. Come mi definirono scherzosamente alcuni amici successivamente, ero una specie di “profugo dalla parte sbagliata”.
 Quando si accorse che questo mondo nuovo presentava in realtà “difetti vecchi”?
Quando tutta la struttura creata da Tito diede segni di burocratizzazione e di insostituibilità, a cominciare da lui stesso, che avrebbe dovuto cedere il potere e non fare il presidente a vita. Accantonata la generazione partigiana che aveva fatto la guerra e che aveva creato la Jugoslavia socialista, affiorarono i carrieristi e la rotazione delle cariche si rivelò solo orizzontale, per cui le persone giravano tra diversi incarichi di potere, ma erano sempre le stesse. Guarda caso gli uomini che costituirono poi il partito di Tudjman provenivano disinvoltamente dalle stesse strutture di potere precedenti
Se a ciò aggiungiamo che la Costituzione del 1974 aveva permesso così tanta autonomia alle sei repubbliche jugoslave da svuotare il potere federale, allora si può dire che tutto era pronto per il tragico epilogo degli anni Novanta.
 Cosa rimane degli “slavi del sud” a quasi venti anni dallo scoppio delle guerre balcaniche?
Rimane un grande mosaico tragicamente rotto e non più riaggiustato, nonostante gli anni.
Le guerre hanno acuito distanze e differenze, mentre chi più ha saputo trarre profitto dal capitalismo che ha sostituito l'economia autogestionaria sono stati i business della corruzione e dei traffici di droga e di prostituzione, gestiti da una criminalità paradossalmente ancora jugoslava dato che è davvero multietnica e che gode della protezione offerta dalle molteplici cittadinanze permesse dai tanti Stati nati sulle ceneri della Federazione. In ogni caso abbiamo conosciuto una economia che ha premiato poche famiglie, ha creato tanti poveri e ha messo in ginocchio la classe media.
C'è un fenomeno curioso che chiamano jugonostalgia, che non è rimpianto del socialismo o della vecchia Jugoslavia – tutti qui hanno ancora paura dell’egemonia dell’altro - ma piuttosto voglia di giustizia, di benessere, di libertà. Oggi si fa fatica a spostarsi fra uno Stato e l'altro, non ci sono scambi culturali, perfino i libri di testo continuano a dividere nelle menti dei ragazzi, e questo impoverisce anche antropologicamente tutti questi popoli.
- Potrà l'Europa ricompattare le tante divisioni e le tante ferite con cui i Balcani hanno iniziato il ventunesimo secolo?
Non tanto l'Unione Europea, che appare piuttosto egoista, quanto l'Europa stessa potrà fare qualcosa ricordandosi semplicemente che i Balcani non sono un “altro” misterioso e minaccioso, ma sono Europa vera e da sempre: Europa romana, bizantina, veneziana, Mitteleuropa austriaca. Più che pensare alla Turchia l’Unione Europea dovrebbe aprirsi a questo “cuore dell’Europa”. Anche la Bosnia, oggi completamente adagiata sugli aiuti internazionali, ne avrebbe uno stimolo. Certo, c’è il problema del Kosovo: ma c’è ormai chi pensa che un Kosovo unito alla Serbia sarebbe stato un pasticcio ancora maggiore, vista la demografia divergente dei due paesi: meglio piuttosto “ritagliare” la città di Mitrovica alla Serbia, tutelare come zone libere i luoghi sacri cari alla fede ortodossa slava e per il resto lasciare il Kosovo al suo destino.
E’ stata la guerra fredda – che qui ha stabilito il suo lungo confine – ad aver allontanato per tanti anni i Balcani dall’abbraccio con l’Europa. Ma oggi è solo l'ignoranza reciproca che tiene in piedi le nostre troppe frontiere.

Vittorio Filippi


In questi giorni è stato presentato il suo libro:
"Obbedire non è una virtù, soprattutto quando la storia obbliga tutti indistintamente a prendere delle decisioni individuali. Giacomo Scotti ci racconta una storia apparentemente piccola ma emblematica di italiani che hanno scelto di entrare nelle file partigiane jugoslave titine, un risveglio di coscienza che ha trasformato degli occupanti in liberatori. Pagine apparentemente lontane di resistenza ma che in modo inquietante ci interrogano ancor oggi sulla nostra capacità di scegliere con la nostra testa, senza credere che gli eventi siano ineluttabili. Ne parliamo con l'autore (a sua volta partito dalla campagna napoletana per diventare jugoslavo nel 1947), cercando insieme di riannodare i fili della memoria senza aver paura delle tragedie che essa riserva.
Il bosco dopo il mare, di Giacomo Scotti (Infinito Edizioni, 2009)

martedì 13 ottobre 2009

SRPSKI HIP HOP



Dai primi anni 80 esiste il rap serbo, con delle band come i "Badvajzer" (Budweiser) oppure i "Who is the best" che resero il movimento conosciuto un po' in tutta la Serbia e nella Ex-Yugoslavia.


Ma solo nel 1995 partì la prima ondata, un po' più popolare di Serbian hip-hop che iniziò più o meno con l'album "Da li imaš pravo?" (Hai diritto?) di "Gru", uno dei pochi artisti che riuscì a a rimanere popolare anche più tardi. Gru si divertiva a fare pezzi che rispecchiavano un po' lo stile di vita "Playboy" e da "Gangster" che andavano molto di moda negli anni 90.




Altri artisti della prima onda di rap serbo erano: i Voodo Popeye, i Full Moon, gli Straight Jackin', i Sunshine (che hanno fatto la colonna sonora del Film Jedan na Jedan), i Bad Cop
y, i Belgarde Ghetto, i CYA, gli 187 e i Monteniggers. Dopo questo corto momento di gloria, alla fine degli anni 90, con la guerra del Kosovo e i bombardamenti NATO, non si sentì più molto parlare di questi artisti, la produzione di CD e video rallentò e si fecero pochissimi concerti.

Il silezio si spezza nel 2002 quando vien fondato il label indipendente "Bassivity Music" (sparito nel 2007) che aveva sotto contratto un paio di ottimi artisti rap della Serbia, della Bosnia e della Croazia e faceva distribuzione di CD un po' in tutto il territorio dell'ex
Jugoslavia. Il primo CD di questo label fu "Ekipa Stigla" dei V.I.P. (Relja Milankovic e Ivan Jovic) un album che considero ancora oggi uno dei migliori di quel periodo.



Qui un brano appunto di "Ekipa Stigla" che si chiama "Moj Zivot" degli V.I.P. con la voce in sottofondo della bravissima Josipa Lisac.



E qui "Oci u Oci" di Struka, un'altro degli artisti della casa Bassivity!

Un'altro album molto bello fu quello di Marcelo: "De Facto" uscito nel 2003 con dei video prodotti con pochi soldi (siamo in periodo post guerra) ma con occhio estremamente estetico.



Guardate voi stessi che bello il video di "Srbija Kuca na promaji" di Marcelo.


Negli ultimi anni il rap serbo incomincia ad assomigliare sempre di più a quello internazionale e un paio di artisti sono riusciti a farsi produrre dalle grandi case discografiche (in mano ai producenti di turbofolk) e nonostante tutto hanno prodotto un paio di brani carini. Ma mai più cosi autentici e creativi come nel periodo post bombardamenti e di quando la Serbia se ne stava isolata con una banda di artisti che non dormivano affatto.



Qui uno dei pezzi recenti di "Wikluh Sky" insieme alla cantante Ana Stanic..un mix di rap e hip-hop reso molto mainstream...ma carino.



E qui di nuovo Wikluh Sky, questa volta con Marcelo.(Questo video lo adoro!!!)

Per gli interessati do i link dei più famosi siti di rap serbo (che esistono da un casino di tempo e per fortuna ven
Inserisci linksono ancora aggiornati)
Serbian Underground musica e magazine hip-hop gratis da scaricare RADIVIZIJA Pezzi, video, news e testi Prijedor Rap
Il sito rap di Prijedor (Republika Srpska)

Uno degli artisti underground da tenere sott'occhio è "Blokovski", il rapper di Novi Beograd che da una voce ai blocchi della città satellite vicino a Belgrado. Con la sua casa discografica "Carski Rez" (qui il sito) e il label di grafica Zinedin Dizajn (che si ocupa di cartelloni e CD-Cover, qui il sito) ha creato una rete di artisti rap.


giovedì 24 settembre 2009

Gusti di frontiera 2009


Anche quest'anno si tiene la bellissima festa "Gusti di frontiera" a Gorizia.
I nostri boys Ske e Fatmir sono in pool position e già sono disperati perchè per 4 giorni non avranno nessuna connessione ad internet !
Naturalmente a noi interessa la parte balkanika !!
Quindi tutti a Gorizia dal 24 al 29 Settembre e un invito particolare ai motomuloni !


Grande attesa anche per il Borgo dedicato ai Balcani, che - in via Roma - racchiuderà all’interno dei propri stand i sapori audaci delle tradizioni culinarie di Albania, Bosnia, Croazia e Serbia. Piatti della cucina bosniaca e serba come la Sirnica (una sfoglia di pasta con formaggio), la dolma (verdure ripiene di riso) o la Pljeskavica (una sorta di hamburger di carne), ma anche piatti tipici dell’Albania come il Burek, le Qofte te ferguara, saporite polpette di carne sapientemente speziate, o dolci squisiti come la Baklava o il Kadaif. Carne stufata (una sorta di gulash dalla lenta cottura), Zagorski štrukli (a base di formaggio, noci, papavero, ortiche e mele) nonché miele e confetture rappresenteranno invece il biglietto da visita della Croazia a Gusti di Frontiera.
Via Crispi sarà invece inebriata da profumi e sapori del Borgo Slovenia. I nostri “vicini di casa” proporranno gli immancabili vini del Collio sloveno (Brda), nonché il prosciutto cotto nel pane, i deliziosi zlikrofi e la grande varietà di selvaggina. Il gulasch (pur con varianti assai differenti tra loro) accomuna la Slovenia all’Ungheria, che nel “percorso del sapore” proposto dalla mappa di Gust di Frontiera stanno fianco a fianco: in via Marconi sarà possibile gustare lo spezzatino di maiale con gnocchi di patate, la zuppa al ragù di cervo insaporita al dragoncello, gli gnocchi con la panna acida o al formaggio e le invitanti crepes di farina di granturco farcite con marmellata di prugne. La rinnovata via Rastello inoltre sarà teatro di un insolito mercatino che proporrà una selezione di tutti i vini prodotti nelle varie zone della Slovenia, che non mancheranno di stupire piacevolmente i visitatori della kermesse enogastronomica. Curata dall’Associazione amici di Borgo Antico, l’esposizione prevede la presenza autentica e genuina non delle grandi cantine, ma dei piccoli produttori di vino di zone talvolta poco conosciute, come Pomurje, Celje e la Dolenska. Da Capodistria giungeranno poi a Gorizia i produttori dell’apprezzato Refosco, mentre dalle valli del Vipacco arriveranno vini come lo jelen e la pinela.
comune.gorizia.it/eventi/gusti09



Darko ! l'amore mio !
Edizione 2008

mercoledì 23 settembre 2009

Sognando con Biljana


Che sorpresa e che piacere che ho avuto qualche giorno fa navigando su facebook, quando ho scoperto che la nostra amica Biljana Petrova di Skopje (che ha un sacco di talento) ha pubblicato il suo primo libro di poesie!
Il libro pubblicato in lingua macedone si chiama "Zarobeni snista" (che vuol dire sogni catturati) in cui Biljana raccoglie su 110 pagine 77 poesie create dal 1989 fino ad'oggi.
Per questo "bouquet" poetico, Biljana ha scelto "the best of" degli ultimi 20 anni per proporre una collezione eccletica ed inaspettata.



Biljana è nata a Skopje il 25 Aprile 1974 ed è laureata in Inglese e Letteratura. Scrive poesie da quando era piccola e scrive in diverse lingue.Oggi lavora come traduttrice.

Da pochi anni sta imparando l'italiano da sola...e ogni volta che impara una nuova lingua fa pure tentativi poetici anche in quella lingua. Anche se all'inizo sono magari ancora imperfetti non mi importa, l'importante è che sprigiona qualcosa dal cuore..

Ha anche ricevuto un paio di premi per le sue poesie quando era ancora alunna. Il più importante fin'ora è stato una Medaglia d'argento al "Shankar's International Children's Competition" in India che ha ricevuto quasi 20 anni fa per le sue poesie in inglese!



Scrive per sfogarsi, per dare un ordine ai suoi pensieri che le scorrono per la testa. È sul foglio bianco, dove mette "in riga" questi pensieri, che riesce a calmarsi e riesce a trovare la soluzione alle tante prove che la vita ci pone.

Chiedendole se nelle sue poesie è determinante il fatto che lei viva nei balcani, lei ribadisce:
"La mie poesie sono una cosa personale, ma va anche oltre.... sono dedicate al mondo, all' universo, all' Essere Umano."
"Non scrivo mai delle mie radici, non c'è patriottismo, o appartenenza a un certo popolo."
E aggiunge:
"Non scrivo neanche dal punto di vista di una "donna". Semplicemente scrivo come "io", come una voce di una coscienza che osserva e sente il mondo."

Non saprebbe se le sue poesie sarebbero diverse se andasse a vivere in un altro paese. Magari cambierebbero un po' le poesie, forse, ma daltronde, sarebbe pur sempre quello che lei si porta in cuore.


C'e' una piccola curiosita' per quanto riguarda la pubblicazione di questo libro...
L'idea è nata a Vidovdan di quest'anno quando Biljana ha partecipato ad un evento organizzato dai serbi a Skopje, dove ha conosciuto alcuni scrittori che le hanno offerto di presentarla a degli editori e tipografie...
Da quel piccolo discorso... le si sono aperte tutte le porte, e durante i 3 mesi estivi di duro lavoro, anche grazie alla disponibilità delle persone che hanno creduto in lei, ecco che il libro è diventato realtà, ed è uscito il 09.09.2009!

Anche se Biljana scrive ormai 20 anni..non aveva mai pensato che sarebbe stato possibile pubblicare un libro ma, come commenta lei, San Vito (Vidovdan = giorno di San Vito) l'ha aiutata un pochino a realizzare questo sogno!

La promozione del libro si terra' ad ottobre in una biblioteca di Skopje.

Potete seguire Biljana sul suo blog "Biljana's poems" oppure su twitter.com/coffeecupp.
Se siete su facebook la trovate qui: http://www.facebook.com/biljana.petrova

E qui trovate il sito del libro!


domenica 13 settembre 2009

Aeromiting Batajnica 2009

Sto guardando una cosa straordinaria alle TV: il meeting di aeronautica all'aeroporto miltiare di Batajnica (vicino a Belgrado).

Esattamente 100 anni fa, dopo varie preparazioni, il regno di Serbia comprò per l'armata due palloni aerostatici dalla ditta tedesca di Augsburg "August Ridinger". Kosta Miletic, il primo pilota della Aeronautica Militare e Difesa Aerea della Serbia, fece il primo volo con un pallone con la bandiera serba.

Era il 1909 e cosi iniziò la storia dell'aeronautica militare in Serbia e oggi a Batajnica si festeggiano i 100 anni dell'evento.
Qui il trailer:





Le acrobazie che i piloti dei vari paesi stanno dimostrano sono incredibili.

Qui sul sito della radiotelevisione Serba (RTS) c'è un piccolo filmato.



Ecco chi ci partecipa:

United Kingdom BAE Systems Hawk
Germany C-160 Transal
Czech Republic Aero L-159 ALCA and Mil Mi-171Sh
Denmark F-16 Fighting Falcon and CL-604 Challenger
Greece Mirage 2000-5
Spain EADS CASA C-295
United States of America C-130E Hercules
Hungary

SaaB JAS-39C, SaaB JAS-39D and Mil Mi-24

Slovenia Pilatus PC-9M, Pilatus PC-6 and L-410 Turbolet
Italy Eurofighter Typhoon
Austria Eurocopter Aerospatiale SA 316B Alouette III
France Dassault/Dornier Alpha Jet
Romania MiG-21 LanceR
Serbia MiG-29, Eagle, Sea Gull G-4, Gull G-2, UTVA-75, Gazzele SA-341 and Swallow
Turkey F-16

Qui il sito ufficiale

E qui il post che avevo fatto un po' di tempo fa sul museo dell'aviazione all'aeroporto di Belgrado.