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domenica 26 dicembre 2010

EaST Journal diventa rivista


Il grande Matteo Zola ci ha comunicato una notizia fantastica !
La redazione di EaST Journal si è fatta magazine !

Ottanta pagine di reportage, dossier, approfondimenti. Scaricabili gratuitamente in normale versione pdf o consultabile on-line nella versione e-book. L'estrema destra serba, i problemi dell'informazione in Russia, l'islam in Bosnia, il muro che divide Cipro, e ancora: economia, cultura, mostre, fotografie, interviste esclusive a Vera Politkovskaja, Luke Harding, Aleksandra Radonich. Senza dimenticare l'attualità: dall'elettrodotto che collegherà Montenegro ed Italia, alla protesta in Bielorussia contro Lukashenko. Ce n'è davvero per tutti i gusti. Provare per credere e, se vi piace, diffondeteci. Buona lettura
Matteo Zola

Grazie Matteo, sei sempre nel nostro cuore !

Numero zero. East journal diventa rivista

lunedì 22 novembre 2010

A nuoto nel Rio delle Amazzoni


Questo post ci è molto caro per due motivi. Prima di tutto perchè ci è stato segnalato dal nostro caro amico Piotr e poi perchè questo ragazzo meraviglioso ha avuto un pensiero per il terremoto di Kraljevo, che ormai passerà alla storia come il terremoto fantasma, poichè nessuno ne parla.
Sta di fatto che Darko Novovic' ha attraversato a nuoto il Rio delle Amazzoni ed è in odore di guinness dei primati
Grande Darko !

Darko Novovic'

mercoledì 10 novembre 2010

La Tenda per la pace a Mostar


Sono davvero commossa da Corrado e da tutti i ragazzi della "Tenda per la pace".
Questa volta sono a Mostar. Corrado è un uomo che se lo incontri di notte... cambi marciapiede, ma da quando lo conosco non ha fatto altro che fare miracoli.
Nel video potrete vedere il ponte materiale di Mostar, ma nei sorrisi delle persone potrete vedere il vero ponte che ci unisce a dispetto di chi ci vuole vedere divisi.
Grande Corrado e grandi i ragazzi delle scuole di Trieste e dintorni !
Siete delle favole !

Dedicato ai costruttori di pace

domenica 7 novembre 2010

La comunità di Valle (Croazia) a Torino


Incredibile, fantastico, super !
Grazie ai divini Chiara e Sergio (la copia conforme di Kusturica) sono venuta a conoscenza di una fantastica serata a teatro.
Così, col mio martirio antibalkaniko, mi sono recata al Teatro Alfa di Torino per vedere uno spettacolo di danza croata.
In realtà la serata aveva un altro tema, ma l'ho capito dopo !
Tanto per farvi capire qualcosa, a Torino esistono due comunità di italiani fuggiti dalla zona dell'Istria al tempo di fascismo di qua e comunismo di là.
Alcuni italiani non sono fuggiti e, al contrario di cio' che ci insegnano tanti, nemmeno sono finiti nelle foibe. Ci sono degli italiani che hanno scelto di vivere sotto Tito e direi che hanno vissuto bene, poichè ora stiamo vedendo i loro figli e i loro nipoti che sono proprio belli... ma dico sul serio !!!!
Una comunità veramente adorabile è a Valle d'Istria, un paesino non distante da Rovigno.
La comunità torinese era andata a trovare gli italiani di Valle nella primavera scorsa e loro hanno ricambiato la visita.
La serata è stata davvero magica. Io mi squaglio in giuggiole ogni volta che si parla di Balkani, ma questi ragazzi mi hanno stupita veramente !
Non un briciolo di disagio e di timidezza. Sono saliti sul palco, hanno ballato e cantato con la loro simpatia e ridevano ogni qual volta il microfono non funzionava, la musica non si sentiva, qualcuno cadeva o si prendevano delle stecche nel canto.
Loro ridevano sempre e non erano per nulla imbarazzati !
Il mio marito antibalkaniko non ha potuto far a meno di notare la bellezza di queste ragazze, che all'est, nascono piu' belle.. non chiedetemi il perchè !!!!!
Questi ragazzi parlano perfettamente croato e italiano e danzano e cantano da Dio.
Non ci credete ?
Ecco qualche esempio :

(per i nuovi lettori del blog... cliccate sul link e si apre)

I due presentatori
Snodabili !
Dateci il num di telefono del ragazzo !
Un po' di sport
Show me the boy !!!
Brava Elisabetta, ma noi vogliamo ballare con Giovanni !!!!

E non scordiamoci il simpatico Petromil Ivan !

Riceviamo :

...Anni fa, il gruppo di discussione Mailing List Histria (www.mlhistria.it), consapevole dell'ineludibile realtà che vede attualmente nella regione la prevalenza della componente slovena e croata rispetto ad altre componenti storiche, come quella italiana e che ha per finalità far conoscere e promuovere questa componente ora minoritaria e conseguentemente valorizzare l'identità della Comunità Nazionale degli Italiani in Slovenia, Croazia e Montenegro cercando di sensibilizzare soprattutto i cittadini ed i mezzi d'informazione italiani, decise di tentare le pubblicazione delle memorie e testimonianze brevi che si stavano accumulando, che arrivavano da tutto il mondo, per farle conoscere a chi non visse o semplicemente non è a conoscenza della storia di quella regione, limes tra Latini e slavi del Sud, dall'inizio Novecento fino ai giorni nostri.
Le memorie/testimonianze sono raccolte nella collana di quattro volumi intitolata Chiudere il cerchio, giunta al secondo volume e spazia su un arco temporale di un secolo: dalla Prima guerra mondiale ai giorni nostri. Tali memorie, raccolte e coordinate dai curatori Olinto MILETA Mattiuz e Guido RUMICI, spaziano a tutto campo considerando le diverse ideologia e convinzioni degli Autori. Sono scritte in italiano ed in istroveneto.
Il primo volume parla del primo conflitto mondiale con ricordi dei campi di raccolta austriaci (in primo luogo Wagna), del Ventennio
d'amministrazione italiana fino alle soglie del Secondo conflitto.
Il secondo, fresco di stampa, affronta i terribili anni del Secondo conflitto mondiale fino al maggio del 1945 con testimonianze sia di chi prese la via dei boschi come partigiano di Tito, sia di chi decise di rimanere nelle formazioni italiane come quella della X Mas. Drammatiche le testimonianze di chi fu testimone della prima ondata di eccidi, foibe comprese.
I volumi successivi si occuperanno sia dell'esilio da quelle terre della maggioranza degli italiani e la loro diaspora in tutte le parti del mondo sia dei grossi problemi che dovette affrontare la minoranza che rimase, stranieri in casa propria sotto la nuova amministrazione comunista. L'ultimo volume riguarderà le problematiche della seconda e terza generazione sia nei vari contesti mondiali sia in quelle terre.
Chi fosse interessato ad avere copia di tali volumi è pregato di contattare la persona delegata alla distribuzione a nome della MLHistria: mariarita96 at gmail.com

Ciao
Olinto

sabato 6 novembre 2010

Emergenza terremoto a Kraljevo. Serbia

Perdonate se anche oggi la nostra scaletta è sconvolta, ma in Serbia c'è stato un violentissimo terremoto, tipo quello che è capitato all' Aquila e nessun massmedia se ne è interessato !!!


Il 3 novembre un fortissimo terremoto ha colpito la città serba di Kraljevo, dove Un ponte per… lavora da 10 anni a sostegno delle vittime dalla guerra Nato del 1999 e dei profughi del Kosovo attraverso il programma Svetlost.

Le prime testimonianze parlano di enormi danni a case e strutture pubbliche essenziali. L’ospedale pubblico ha subito numerosi crolli ed è rimasto senza luce né acqua e con una sola sala operatoria agibile.


Per rimanere vicini alle famiglie sostenute, alle loro immediate esigenze, per aiutarli a ricostruire le loro case Un ponte per… lancia una raccolta fondi straordinaria ed, insieme alle organizzazioni locali di Kraljevo, identificherà le situazioni di maggiore vulnerabilità.

L’urgenza per molte di queste famiglie è quella di rientrare subito nelle proprie case, spesso costruite senza alcun criterio di sicurezza a causa della precarietà di un vivere quotidiano che dura da anni.

Un ponte per... si impegna a raccogliere fondi per sostenere le famiglie colpite dal sisma nella ricostruzione delle loro case e nell’acquisto di tutti i beni di prima necessità urgenti: legna per le stufe, acqua potabile in bottiglia, materiale scolastico per i figli, medicinali.


L’inverno incombe e l’idea che possano passarlo in situazioni estreme non è sostenibile. Aiutiamo le famiglie di Kraljevo ad affrontare questa ennesima emergenza.


Fai una donazione:

- ccp 59927004 intestato a: associazione "Un ponte per..."

- conto corrente bancario n°100790 Banca Popolare Etica
IBAN: IT52 R050 1803 2000 0000 0100 790
CIN: R - ABI:05018 - CAB:03200 SWIFT: CCRTIT2T84A

Causale : Emergenza terremoto a Kraljevo

Le foto sono della casa di Marija, amica di Velibor.

giovedì 4 novembre 2010

Bardhyl Ajetin


Da quando ho saputo la storia di questo giornalista albanese sono rimasta colpita dalle parole dette dal papà : "era sopravvissuto ai nemici, è morto per mano degli amici"

Bardhyl Ajeti
(1977-2005)

Si sot, më 5 korrik, u përshëndetëm përgjithmonë me gazetarin tonë Bardhyl Ajeti. Si sot, por as sot, tribunët që po e marrin në mbrojtje lirinë e fjalës, nuk po e përmendin Bardhyl Ajetin për dëshmor të fjalës së lirë! E vranë që ta vrasin fjalën e lirë! Këta tribunë që nuk e përmendin Bardhyl Ajetin që në liri u vra për të vërtetën, për fjalën trime që e thotë të vërtetën, kanë harruar se urtësia e lashtë e populli shqiptar, thotë: “fjala ta ha kokën”! Por fjala ia ha kokën vetë trimit, ajo fjalë që nuk i bën lak fjalës së vërtetë. Fjala e rreme nuk i del zot të vërtetës. Kur mungon drejtësia, fjala e drejtë shndërrohet në plumb dhe ia ha kokën trimit që mbron lirinë e fjalës. Redaksia e kombëtares “Bota sot” gjithmonë do ta përkujtojë me dhembje dhe respekt gazetarin e saj që u vra në detyrën e punës që bënte në zbardhjen e të vërtetave. Lavdi!

Kosovo: Kosovo journalist Bardhyl Ajeti died Saturday in an Italian hospital from wounds sustained during an early June assassination attempt in eastern Kosovo, Pristina media reported.
Bardil Ajeti of the pro-government newspaper Bota Sot was shot in the head at close range on June 3 near the eastern town of Gnjilane. Police arrested one of three suspected attackers.
Journalists of Bota Sot, a Pristina daily close to the ruling Democratic League of Kosovo (LDK) led by provincial President Ibrahim Rugova, have been often targeted in the last several years.
Some 20 LDK activists have been murdered, including Bota Sot editor Bekim Kastrati, and dozens wounded in some 60 politically motivated attacks since the U.N. administration took control over Kosovo in 1999. Local media attributed the attacks to the struggle for power between LDK and former ethnic Albanian guerrillas-turned- politicians from the Democratic Party of Kosovo (PDK) (dpa)


Da uno e nessuno
Bota Sot

mercoledì 27 ottobre 2010

Juventini na Marakani


Incredibile ! Non sono sicura di aver capito bene, ma sembra che Beppe sia stato al museo della Stella Rossa e sia stato intervistato come unico juventino amante della Stella Rossa !!!
Appena ne so' qualcosa in più vi dico...
Per ora guardate qua :

Juventini na Marakani

martedì 26 ottobre 2010

Risarcimento ridotto all'operaio albanese

Risarcimento ridotto per operaio albanese
Il Pd: "Una sentenza che lascia sbigottiti"

Sentenza shock del tribunale di Torino:
Risarcimento ridotto perchè l'operaio era albanese!


Una sentenza che lascia sbigottiti. Così Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera, commenta la notizia del risarcimento ridotto alla famiglia di un operaio morto sul lavoro, solo perché di orgine albanese. "Pur rispettando l'autonomia dei magistrati, osserviamo che la strada scelta non era l'unica a disposizione ed è sicuramente la peggiore" dichiara Damiano criticando la sentenza shock del tribunale civile di Torino che ha attribuito un risarcimento dieci volte inferiore rispetto a quello che toccherebbe ai familiari di un operaio italiano, solo perché l'operaio in questione era albanese ed i suoi parenti vivono in Albania, considerata "area ad economia depressa". Un accorgimento, quello adottato dal giudice civile Ombretta Salvetti, per "equilibrare il risarcimento al reale valore del denaro nell'economia del paese ove risiedono i danneggiati" e perché altrimenti madre e padre albanesi otterrebbero "un ingiustificato arricchimento".

La decisione del giudice, ispirata al criterio del risarcimento in base al Paese di provenienza del deceduto sul lavoro, si richiama a una sentenza della Cassazione di dieci anni fa. A ciascun genitore residente in Albania vanno appena 32mila euro rispetto alla somma stabilita se l'operaio morto fosse stato italiano, che si aggira tra 150 e 300mila euro. Inoltre, il tribunale ha addebitato all'operaio deceduto il 20 per cento di concorso di colpa nella propria morte.

"Risarcire la morte di un lavoratore in base al paese di origine - sostiene Damiano - rappresenta un inaccettabile principio discriminatorio che potrebbe indurre le imprese a occupare prevalentemente manodopera proveniente da Paesi più poveri. Del resto una sentenza di un anno fa della Cassazione aveva stabilito il principio opposto: nessuna differenza di risarcimento di fronte alla morte di un lavoratore. Non cesseremo di batterci per affermare principi di eguaglianza e solidarietà in un'epoca nella quale prevale invece la ricerca delle diseguaglianze e la diminuzione dei diritti sociali e del lavoro a sostegno di un modello produttivo fondato esclusivamente sulla competizione da costi".

"Questa sentenza è profondamente discriminatoria, perché si adeguato il risarcimento per la morte di questo povero operaio, al valore dell'economia ove risiedono i familiari del operaio, spiega Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico di 36 anni e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di un'azienda metalmeccanica fiorentina. "Da anni mi batto perché ci sia sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, scrivendo, sensibilizzando, denunciando. Dopo aver letto la sentenza sono rimasto a dir poco sconcertato". E continua: "Facile parlare del concorso di colpa di un operaio morto, e che oramai non può più difendersi, perché non c'è più! Ai familiari sono stati dati in tutto circa 80 mila euro per la morte di un ragazzo di soli 20 anni. E' una vergogna. Io credo che la vita di un lavoratore, e qui stiamo parlando addirittura di un ragazzo, non abbia prezzo, e quantificarla con questa elemosina, solo perché non era un lavoratore italiano, la trovo una cosa aberrante".

Post del nostro amico Fabrizio pubblicato sul suo blog.libero.it/Oneworld

One world

mercoledì 20 ottobre 2010

Bosnian Rambo


Davvero non saprei che dire a proposito di questo Rambo bosniaco, amante dei serpenti e delle belle riprese. Il vero Rambo impallidisce al confronto !
E carissime ragazze.. avete notato il fisico di Nezdad Klicic ?
Sembra che sia di Cazin , paese di Budo.

Nato per l'azione
Budo Hodza

lunedì 18 ottobre 2010

E' nata Mirjana !!!!!!!!!!!!!


Siamo tutti ziii !!!!
Che gioia incontenibile !
Francesca e Nemanja sono dinuovo papà e mamma !
Auguroni !!!

martedì 12 ottobre 2010

Sospesa la partita Italia - Serbia


Non c'è due senza tre !
Che succederà ora ?
Ma sti 300 hanno una capacità di spostamento incredibile !

Ringraziamo le tante persone che ci esprimono solidarietà. Non tutti sono criminali.
Una lettera per tutte :
Ciao Lina..come va? Immagino che anche tu sia amareggiata come me e come tutti quelli che amano la Serbia...i vergognosi avvenimenti di ieri sera non fanno altro che gettare fango su un popolo, che per noi che lo conosciamo, è meraviglioso. Ho letto di tutto ieri su facebook (e non ho voluto cercare nel web) ed è stata durissima leggere "zingari di m..." "bestie" ecc... Nel mio piccolo ho cercato di spiegare che i serbi non sono "quelli" ma mi chiedevo cosa si possa fare magari su scala più grande...
Da più di sette anni, da quando cioè studio serbo, conduco una piccola guerra contro il muro di pregiudizi che mi si para davanti ogni volta che esprimo il mio amore per la Serbia ( e per i Balcani in generale), mi fa male dover ripartire da zero per colpa di quegli energumeni, anche se sono disposta a farlo per la mia patria d'elezione...
Ho dato uno sguardo alla tua bacheca,anche io ho avuto problemi con alcuni amici kosovari e albanesi... :-/ comunque, come hai detto tu, meglio che siano venuti allo scoperto...
Scusa per la lunghezza del mio messaggio, ma sono certa che tu sia tra le poche persone che possono capire il mio stato d'animo in questo momento.
Puno pozdrava!
Sara

Abbiamo ricevuto questa mail :
Ciao Lina,
ho visto che avete commentato la partita di calcio..
volevo scriverti un dettaglio.... ho parlato con mio cugino, appena tornato da genova...dopo 20 ore di viaggio da incubo....mi dice così: "tre mesi fa, un ragazzo a belgrado mi disse : "non ci pensare nemmeno di andare a genova.....la partita sarà sospesa, non si gioccherà"
mio cugino gli disse....ma vai a ...... così decise di farsi 4000 km....per poi rischiare la pelle.
Non ho commento.....e non ci arrivo a capire che cosa ci sta dietro tutto 'sto casino.
segue firma

martedì 21 settembre 2010

I Nema problema in Via Sarpi


A casa mia ci siamo rifiutati di comprare il decoder e così vediamo la tv tramite il satellite e ci prendiamo il tg regionale che ci proprinano. Ogni settimana cambia regione. Il più bel tg regionale è quello romano, perchè ha un presentatore di colore che è di una simpatia senza fine ! Quello più brutto è quello lombardo. Ti viene proprio l'"epilessia e testa" come si dice in Calabria. Ma nei giorni scorsi ho visto i Nema problema in Via Sarpi, a Milano.
Via Sarpi è la Chinatown milanese ed è il posto in cui varie organizzazioni umanitarie hanno scommesso sull'antirazzismo che a Milano sta imperversando.
Vedere i Nema problema impegnati contro il razzismo mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. Grazie ! Qualcosa di buono al tg3 lombardo !

Vivisarpi.it
Nema problema orkestar

martedì 31 agosto 2010

Zastava anno zero di Bruno Maran


Finalmente Bruno mi ha inviato il suo documentario. Io sono senza parole. Tanti morti per sentirmi dire a un convegno : "...sacrosante quelle bombe che hanno ammazzato i serbi, era l'unico modo per fermarli."
E.. sì, da morto non ti muovi !
Ma ora che gli italiani si sono resi conto che le fabbriche italiane non hanno più bisogno di andare in Cina o in Romania per fare affari, ora che a due passi c'è la Serbia, che ha delle persone così disperate che lavorano per uno stipendio lordo di 400 euro mensili e, sottolineo, parliamo di lordo, perchè il netto è 250 euro, adesso gli italiani si rendono conto di diventare poveri, perchè le nostre aziende hanno iniziato a farci fare "la guerra tra poveri".
Di colpo tutti sanno dov'è la Serbia e i serbi sono ancora più cattivi di prima, perchè prima non sono morti tutti sotto alle bombe e adesso ci portano via il lavoro !
Capite che questo documentario non lo posso portare a Torino, ma spero che ci aiuterete a farlo vedere in tutta Italia ?



Bruno Maran e la Balkania
Mostra fotografica
Ricatto alla Serbia di Ennio Remondino

martedì 24 agosto 2010

Ricatto alla Serbia, tra Pristina e Kragujevac


La partita balcanica in questo periodo, letta con calma, suggerisce una sorta di conto finale presentato alla Serbia sconfitta, con risarcimento di consolazione per cercare di tenersela amica. Dare-avere. Ti porto definitivamente via il Kosovo e i suoi monasteri ortodossi, salvo qualche territorio marginale da contrattare, e ti risarcisco con la nuova produzione della monovolume Fiat nell'affamata Kragujevac. Che il conto auto lo paghi la banca europea e la stessa Serbia, oltre ai lavoratori di Mirafiori o di Pomigliano, è un dettaglio. Come è rimasto dettaglio per 10 anni il numero di operai della Zastava uccisi dai bombardamenti Nato del 1999. Il Kosovo indipendente albanese è volontà americana con avallo complice di parte europea. La delocalizzazione Fiat in Serbia è puro e semplice ricatto antisindacale, ma, data l'attuale dimensione Fiat, anche questo è messaggio planetario. Cuochi diversi ma sempre la stessa frittata. Fatto a pezzi il diritto internazionale consolidato da parte dalla Corte di giustizia internazionale che si inchina al fatto compiuto. Frittata nelle conseguenze secessioniste che troveranno legittimazione in tutto il mondo, frittata industriale nel delicato rapporto tra impresa e lavoratori che colpisce l'Italia ma che punta ad educare quello che resta del mondo operaio nell'occidentale dei diritti sindacali.
Il Kosovo etnico albanese secessionista, riconosciuto indipendente da un terzo soltanto del Paesi Onu, diventa di colpo uno Stato «indipendente, democratico, unito e multietnico». Parola del vicepresidente Usa Joe Biden, con la benedizione a seguire della Corte internazionale. Audace piroetta sui confini labili tra diritto e politica. Vince la logica della realpolitik definita sempre dal più forte. La giravolta della Corte Internazionale riporta alla memoria l'altro miracolo imposto da oltreoceano a metà del 1998, otto mesi prima delle bombe umanitarie della Nato sulla Jugoslavia. Sino a maggio gli episodi di violenza contro il governo di Belgrado era condotti dall'organizzazione «terrorristica» dell'Uck: parola dell'allora inviato Usa per i Balcani Christopher Hill. A giugno, magia d'estate nella caricatura del famoso «contrordine compagni», i «terroristi» si trasformano prima in «ribelli» e poi in «partigiani». Sempre per indicazione atlantica. Cosa sia accaduto prima, durante e dopo i tre mesi di bombardamenti è materia di verità ufficiali taroccate e di verità scomode mai svelate compiutamente.
In un parere giuridico contrastato al suo interno, la Corte internazionale afferma che la secessione proclamata da Pristina il 17 febbraio del 2008 è coerente con la risoluzione 1244 delle Nazioni Unite. Perché, ovviamente, il Consiglio di Sicurezza s'era ben guardato dall'usare la parola «secessione», anche solo per vietarla. Cosa sia il Kosovo, nonostante le cronache inesistenti, è cosa nota. Forti ingerenze criminali all'interno stesso dello Stato, criminali di guerra non perseguiti, forte caratterizzazione etnica anti-serba, forma della democrazia dai risultati molti incerti, unità territoriale di fatto inesistente. Lo documentano i ripetuti documenti riservati dei militari Unmik e dei civili di Eulex. Lamberto Zannier, rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Kosovo avverte. «C'è sempre il rischio che una scintilla possa innescare un processo di crisi sul terreno, difficilmente gestibile da parte della comunità internazionale». Traduzione dalla prudenza diplomatica. La sentenza della Corte aumenterà certamente le tensioni interetniche e la comunità internazionale, in via di smobilitazione, non sarebbe in grado di gestirle.
Le cronache più attente accennano ora al timore di contagio sui movimenti separatisti diffusi nel mondo. Leggo di baschi, corsi, ceceni, abkazi. Elenco con lo sconto. Solo per la nostra autoreferenziale Europa, mi verrebbe da pensare, oltre che a Spagna, Francia e Russia, al Belgio di fiamminghi e valloni, agli ungheresi e ai rumeni mischiati tra loro dai confini di Yalta, alle minoranze russofone nei Paesi baltici, all'Ucraina. A lavorarci un po' sopra, ne verrebbe fuori una lista da capogiro. Poi ci sono, ignorati come sempre, gli stessi Balcani. La Bosnia multietnica imposta dal cessate il fuoco di Dayton. Altra politica internazionale allora, quando i confini nazionali preesistenti erano considerato intangibili. Dopo il Kosovo non più. Si agitano i serbo-bosniaci di Banja Luka che a Sarajevo preferirebbero Belgrado. Sono inquieti i croati erzegovesi di Mostar. Si agitano e spesso sparano gli albanesi del nord Macedonia che, col loro 25% di popolazione, controllano di fatto tutto il territorio ai confini col Kosovo e con l'Albania. Inquietudini albanesi anche nelle vallate serbe di Presevo e Bujanovac e lungo la sponda montenegrina tra Dulcigno e il lago di Scutari.
Problemi vecchi e noti, tenuti in sonno con la vaga promessa di un futuro Eldorado nell'Unione europea senza frontiere. Frottole ormai trasparenti. Al massimo un visto di libera circolazione Schengen, qualche privilegio commerciale, qualche delocalizzazione industriale nell'interesse dell'imprenditoria comunitaria in cerca di sconti sul costo del lavoro e sui diritti sindacali. Di allargamento prossimo futuro, fatta forse eccezione per la Croazia, non se ne parlerà per un bel pezzo. Con un nuovo e intraprendente protagonista che si affaccia sull'area. La Turchia che, snobbata dall'Unione, torna con credibilità politica e forza economica nei Balcani delle sue memorie imperiali ottomane. Bastava essere l'11 luglio a Srebrenica, in Bosnia, nella ricorrenza del massacro. Onu, Stati Uniti e Ue assenti. L'impressione è quella di politici occidentali che si credono statisti, pensando forse di potersi scegliere l'islam più rassicurante da avere in casa. Fuori dalla porta però. Di una diplomazia europea che crede di condurre una gigantesca partita a Risiko. Salvo accorgersi presto, temo, che era stato loro concesso soltanto il gioco dell'oca.
Ennio Remondino
Martedì 24 Agosto 2010, Il Manifesto
Il Manifesto
C'è una strada per andare dove l'odio non c'è !

giovedì 19 agosto 2010

Il commento di Samantha

Nei giorni scorsi, sul blog di Alessandro Di Meo, ho trovato un commento che ho letto d'un fiato !

Nessuno, Isabella, invita i Serbi ad insorgere. Ma sperare che, nonostante la dispersione..., siano uniti, anche nell'armonia tra etnie che ancora esiste in molti tratti della Serbia, a non farsi fregare dai compromessi unilaterali che la "comunità internazionale", che l'UE, attraverso la NATO gli sta imponendo via via, questo sì, non si può non augurarselo. Più che insorgere si tratta di resistere, sono 11 anni che resistono, i bombardamenti NATO sono stati il colpo di grazia a una ferita già infetta ma che poteva sviluppare i propri anticorpi o essere gestita in modo diverso dai governi “civili”. Hanno vissuto un dopo guerra infinito, che volente o nolente non ha ceduto al ricatto economico dell'occidente. Pensi veramente che la colpa di ciò sia solo endogena? L'instabilità e la scelleratezza delle classi politiche interne succedutesi ha le sue colpe, ma pensi più gravi di quelle dei governi internazionali che sono andati in missione di pace? vogliamo analizzare i panni sporchi dei nostri governi? E l’ipocrisia di chi non si può sottrarre a certi interventi vuoi legge economica e mediatica del più forte?
Resta sul piano della popolazione, di quella che alla fine subisce, a volte si adagia, a volte si dispera e insorge, si disorienta, e spesso muore...
Dici l’orgoglio di essere quello che sei, ma chi sei? L’hai chiesto a quei Serbi che vivono nei pochi e confinati villaggi protetti in Kosovo? L’hai chiesto ai serbi che ormai hanno abbandonato le loro origini da più di un decennio? L’hai chiesto a quei Serbi che sono emigrati nel mondo e anche in Italia sono spesso accolti con distanza e pregiudizio? Io l’ho chiesto a molti di loro, se tu hai esperienze o impressioni diverse ben vengano. Uscire dai personalismi non è mai facile, ma la voce diffusa di un popolo non la si deve dimenticare.. e quasi mai oggi è quella che riportano i media.
Il film è sempre lo stesso, vale per i Serbi ma per tante altre popolazioni che la storia ha penalizzato. Però ora è dei serbi che stiamo parlando. La generalizzazione o “globalizzazione” delle tragedie non ammette ignoranza secondo me e qualunquismo, sennò le responsabilità non se le prende mai nessuno.
Tu dici “Ora può sopravvivere solo se conserva la coscienza di sé nonostante la politica”. E’ giusto, ma no ora, ormai sono anni che lo fanno, parlo sempre della maggioranza della popolazione serba. La maggioranza non la faccio io, la si vede, ci so’ i numeri, la si conta in quei pochi dati e informazioni censite sulla condizioni di vita, la si vede, nei luoghi…
In quanto all’umiltà, beh, non confondiamo l’umiltà con l’elasticità e la volontà di ricostruirsi, sono due concetti molto ma molto diversi. Tutto il mondo è paese, ci sono serbi presuntuosi ma con tanta voglia di migliorare e altri umili ma anche rilassati… Le caratteristiche caratteriali di un popolo che poi la storia consegna, sono affascinanti e preziose culturalmente ma spesso dannose nei luoghi comuni. E non te lo devo dire io…
Se per umiltà intendi quella cosa che dovrebbe portare i Serbi al compromesso con la parte di mondo che conduce il gioco, per farsi “aiutare”, ma alle condizioni del più forte, o con i prestiti dell’FMI (quello che ha contribuito alla disgregazione della Jugoslavia) e perché uno dei detti è che ogni paese ha il governo che si merita, beh, basta guardarsi allo specchio, e spero di riuscire a farlo nonostante il maggior benessere potrà comunque appannarmi la vista, anche nel caso sia un benessere conquistato e non regalato, forse grazie alle stesse condizioni di compromesso e “sudditanza” politica che si vorrebbero evitare ai Serbi. Ma lo scotto lo pagano loro, e la comunità internazionale che dice di volerli aiutare, non sarà mai disposta a farlo rinunciando a qualcosa per loro, a partire dal riconoscimento come dici tu della coscienza di se’, e degli errori commessi. Il rispetto della memoria, vale per tutti.
Quindi io direi, è vero, dovremmo essere umili e determinati, se vogliamo aiutare la maggioranza dei Serbi a vivere meglio, dovremmo esserlo prima di loro e per loro, che sono in difficoltà e stremati da anni. La retorica degli ideali non gli serve, un po’ di prospettive e di serenità per riappropriarsi della loro memoria e del loro futuro sì.
Tutto un po’ lungo, ma avevo voglia di rispondere…. Grazie Isabella, anche se non ti conosco, degli spunti che mi hai dato.

Dal blog di Alex

domenica 18 luglio 2010

Il concerto di Muti a Trieste


«Il filo della musica unisce il nostro vasto mondo». Così disse un anno fa Giorgio Napolitano offrendo al Papa un concerto sinfonico. E con questo motto il capo dello Stato ha assistito a Trieste al “Concerto dell’amicizia”, voluto e diretto dal maestro Riccardo Muti nel segno dell’amicizia e della riconciliazione fra tre popoli che si affacciano sull’Adriatico: italiani, sloveni e croati. La magica bacchetta di Muti ricuce antiche ferite che tardano a rimaginarsi. Presenti il presidente croato e quello sloveno.

martedì 15 giugno 2010

Matteo Zola


Una dolce scoperta nella mia città !

Matteo Zola nato a Casale Monferrato il 18 luglio 1981. E’ giornalista praticante dal novembre 2008, scrive per Futura, testata del Master in Giornalismo di Torino. Collabora con MIxa, magazine dell’Italia multietnica, e saltuariamente con Peacereporter, quotidiano on-line; scrive per Cafébabel, webzine trans-europea di politica internazionale; Cronaca Qui, quotidiano locale torinese; Digi.TO portale dell’informagiovani del Comune di Torino in collaborazione con LaStampa.it. Villatelesio, rivista on-line di arte e cultura. Nel dicembre 2008 apre EaST Journal, periodico on-line d’informazione sui paesi dell’Europa orientale.

Scrive di critica letteraria su alcune riviste di settore: Italian Review of Poetry, rivista del Dipartimento di italianistica della Columbia University. Palazzo Sanvitale, quadrimestrale di letteratura» della Monte Università di Parma, L’immaginazione, La Mosca di Milano, La Clessidra. Nel 2008 ha partecipato al Convegno: “Poesia e Scienza: un dialogo?” in seno alla Fiera dell’Editoria di Poesia tenutasi a Pozzolo Formigaro (AL) presentando un intervento dal titolo: «Pier Luigi Bacchini: poesia della natura, poesia della morte». Poi in «Atti del Convegno», Puntoacapo Editore, Novi Ligure, 2008.

Fino al novembre 2008 è stato professore di Italiano e Storia . Laureato in in Letteratura, filologia e linguistica italiana, con una tesi in Letteratura Contemporanea dal titolo “Pier Luigi Bacchini: poesia biologica e superamento del Novecento”.

East journal
Processo agli scorpioni

giovedì 29 aprile 2010

Massacrato di botte a tredici anni perchè serbo

Massacrato di botte a tredici anni, di fronte alla sua cuginetta di 17 terrorizzata, perché “stranieri”. E’ quanto è accaduto a due cuginetti di origine serba aggrediti sabato scorso nei pressi del Palazzetto dello sport di Cassano Magnago (Varese) da cinque minorenni italiani al grido di “Serbi di merda, tornate nel vostro Paese”. Secondo gli investigatori del commissariato di Gallarate, il 13enne residente a Busto Arsizio e la cugina diciasettenne residente a Cassano Magnago sono stati avvicinati, inseguiti e raggiunti dal gruppo di giovanissimi balordi che dopo averli pesantemente insultati con epiteti razzisti, hanno spintonato il ragazzino facendolo cadere per terra e qui lo hanno preso ripetutamente a calci. Portato in ospedale a Gallarate da alcuni parenti, la 17enne è stata dimessa con un giorno di prognosi per “ansia reattiva” (di fatti lo stato di choc), mentre il tredicenne è stato ricoverato nel reparto di pediatria con una prognosi di un mese per la frattura scomposta della tibia e del perone destri, oltre a diverse escoriazioni al capo. Ieri, grazie alle testimonianze dei due giovani che conoscevano di vista alcuni degli aggressori, la polizia ha denunciato per lesioni e ingiurie aggravate dai motivi di discriminazione razziale alla Procura presso il Tribunale dei minorenni di Milano cinque ragazzini di Cassano Magnago, uno dei quali non imputabile perché di età inferiore ai 14 anni.
15 dicembre 2009

www.leggo.it

martedì 30 marzo 2010

Intervista a Roberto Spagnoli di Radio radicale

Carissimi,
tempo addietro abbiamo conosciuto Roberto Spagnoli e ce ne siamo innamorati. Io sono strega, ma tanto strega. Le persone le capisco dal primo sguardo. Ho capito chi era Roberto dalle prime tre righe del suo blog. Lui non è l'unico, perchè abbiamo altre favole come ad esempio Gilberto Vlaic o Alessandro Di Meo o Gian Matteo Apuzzo, ma lui è unico nella sua limpidezza. Sono sempre stata colpita dalla sua trasparenza. C'è sempre amore in quello che scrive e una passione senza fine. Mai una parola in più, mai una critica sbagliata o un momento di sfiducia. Queste cose credo che le tenga per lui. Se scrive è perchè vuole portare il suo contributo a tutto. Sarà perchè abbiamo dei giornalisti che devono raccontare cio' che vuole il potere, sarà perchè non sappiamo piu' cos'è l'informazione libera, ma Roberto spicca su tutti. Quante volte le sue trasmissioni con Artur e Marina mi hanno tenuto compagnia mentre stiravo montagne di panni causa famiglia numerosa.
Non sono mai andata a letto senza aver letto "passaggio a sud est" e se tornavo tardi la sera era la prima cosa che facevo al mattino. Purtroppo io e lui litighiamo tutti i giorni, ma riesco a sopportarlo ugualmente !
Ih! ih! Ditemi che sono brava !


Caro Roberto, come vedi il futuro dei Balkani dalla Slovenia alla Grecia ?
Lo vedo europeo. Non c'è altro futuro possibile che l'Unione Europea. Lo dimostrano i Paesi che già ne fanno parte. D'altra parte stiamo parlando di una terra che è nel cuore dell'Europa. Non dimentichiamo le parole profetiche di Alex Langer che diceva: "L'Europa muore o rinasce a Sarajevo". Purtroppo l'Europa non è stata capace di impedire il massacro della Jugoslavia. Negli anni '80, dopo la morte di Tito, pochi capirono cosa sarebbe successo. L'Europa in effetti a Sarajevo è morta, ma può rinascere. Credo stia rinascendo. Dieci anni dopo la fine dell'ultimo conflitto, quello in Macedonia, molto è cambiato. I problemi restano moltissimi, ma penso si possa essere fiduciosi. La gente non vuole più la guerra e penso che molti non ne possano più nemmeno di contrapposizioni e odii interetnici. Come ho già scritto in un commento sul vostro blog la vita per fortuna è andata avanti. Certo, problemi ce ne sono ancora tanti. Come potrebbe essere diversamente? Ma le cose si muovono, tra la gente e anche nelle classi politiche. Il progetto politico europeo, nonostante il rischio continuo che prevalga l'Europa delle patrie sul sogno della patria europea, mantiene la sua grande forza. Se ce l'ha fatta l'Europa dopo secoli di guerre e massacri perché non dovrebbero farcela i Balcani? Aboliamo i visti, facciamo in modo che le persone si incontrino, che si guardino in faccia, che parlino, che si conoscano e raccontino le proprie storie. E' possibile immaginare e costruire, giorno per giorno, una storia diversa. Ci saranno battute d'arresto, contraddizioni, errori. Ci vorrà tempo, lavoro, fatica, impegno. Non sarà facile ricucire le ferite, accettare le differenze, tornare a mettere in comune i propri destini. Ma è proprio per questo che ci vuole l'Europa. E non dimentichiamo che anche l'Europa ha bisogno dei Balcani


Cosa succedrà al Kosovo ?
Innanzi tutto credo che sull'indipendenza sia inutile non farsi illusioni. Si può discutere sui tempi e sui modi, si può discutere sul ruolo dell'Onu e sugli errori dell'Ue, ma ormai indietro non si torna. Credo che ormai se ne rendano conto quasi tutti in Serbia e anche molti tra i serbi kosovari. E' chiaro che lo scontro politico-diplomatico andrà avanti ancora a lungo. Belgrado, giustamente dal suo punto di vista, non accetta l'indipendenza e si batte per impedirla, mentre Pristina non vuole nemmeno sentir parlare di riaprire il negoziato ed è naturale anche questo. Ma, appunto, stiamo parlando di scontro politico-diplomatico. E dunque penso che valga lo stesso discorso fatto sul futuro dei Balcani in generale e che l'unicaprospettiva sia quella dell'adesione all'Ue, coi tempi e le procedure necessarie, sia per il Kosovo che per la Serbia. L'Europa è l'unica sede che può ricomporre il conflitto, assicurare una prospettiva di sviluppo sociale ed economico e garantire il rispetto e la tutela delle minoranze, in Kosovo come anche in Serbia. Anche qui, non sarà facile e ci vorrà tempo e molto impegno, ma davvero non riesco a immaginare una prospettiva diversa. Lo stesso discorso vale anche per la Bosnia Erzegovina.


Racconta una tua esperienza di cultura balkanika...
Non c'è un'esperienza singola. Potrei raccontare di un vagabondaggio tra le strade di Zemun o degli aquiloni nei parchi di Atene, ma piuttosto che un fatto in particolare mi viene in mente l'insieme di suggestioni che mi sono rimaste dai miei viaggi - troppo pochi, ahimé - fatti tutti per il mio lavoro e che hanno finito per depositarsi e mescolarsi nella mia mente. Le mie esperienza di cultura balcanica quindi è fatta degli odori, dei colori, delle facce, delle persone, dei suoni, delle case, delle voci, delle lingue, che mi sono riportato a casa e che conservo tra i ricordi.



Passaggio a sud est
Artur e Marina e Roberto e il giornalismo
Radio radicale.it

n.b. p.s. errata corige
...Innanzi tutto credo che sull'indipendenza sia inutile farsi illusioni...
chiedo perdono.. avevo corretto qualche errore di grammatica e ho messo un "NON" in piu', invece era giusto con un "non" in meno ! oprostite !

sabato 27 marzo 2010

Intervista a Darien Levani

Carissimi, sono emozionatissima. Sono sempre in attesa di quell'intervista famosa al Dio balkanico e lui continua a promettere, ma è anche vero che io e lui litighiamo spesso e quindi puo' anche darsi che mi faccia attendere di proposito, ma arriverà, ne sono sicura !
Intando mi tremano le mani a postare le parole di questo ragazzo che adoro !
Ancora una volta è un albanese. E' il mio destino, innamorata della Serbia e delle sue tradizioni, sono stranamente sempre colpita un pizzico di più dagli albanesi.
Forse perchè ho vissuto quegli sbarchi, quel razzismo della mia bambina al catechismo che mi diceva che gli albanesi sono tutti ladri e poi è arrivato Fatmir all'inizio di questo blog. Qualcosa sarà ! Intanto un grande, grandissimo falemenderit a Darien per questo bellissimo regalo alla nostra crew !


Chi sei ? Ti presenti un po'?

Mi chiamo Darien. Sono un ragazzo albanese, abito in Italia da qualche anno. Mi piace scrivere, dunque scrivo per Albania News e Tirana Calling. Collaboro con vari giornali, riviste, web, quant'altro, come Nazione Indiana, Città Meticcia, Shqiptari i Italise, Tirana Observer, Gazeta...e qualche altro che non mi ricordo!

Cosa fai ?

Nella vita reale studio e quando riesco lavoro per l'Arci.


Come vedi il futuro dei Balkani ?

Oh D-o, domandona!
Mi è difficile vedere il futuro reale dei Balcani. Faccio fatica a capire anche il presente dei Balcani, fai te.
Proprio pochi minuti fa stavo leggendo questa notizia di Albania News "Grecia-razzismo-contro-albanesi".
Sono rimasto senza parole, non capisco come sia possibile. Oppure cos'è che certa gente ha al posto del cervello? Paglia forse? Fazzoletti usati? Cenere? Non saprei davvero. Purtroppo dobbiamo tenere conto di quello che sta succedendo nel territorio e non nei nostri sogni. C'è una situazione quasi insostenibile. La Grecia sta per fallire, il Kosovë è un strano ibrido che è riuscito a deludere sia i kosovari sia ogni organo internazionale che abbia voce in capitolo. La Macedonia continua a navigare nel mare fragile di equilibri delicatissimi. E la Serbia rimane un'incognita. L'ultimo leader balcanico che è riuscito ad entusiasmarmi era Zoran Đinđić e tutti sappiamo com'è andata a finire.
Mi colpisce la storia dell'imperatore Licinius, per anni spacciato come serbo.
"Valerio Licinio era un imperatore romano nelle provincie di Illiria, Tracia e Pannonia. Per ragioni sconosciute, Licinio era tradizionalmente per secoli in tutto il territorio serbo,considerato come un serbo vero e prorpio e come un antenato della Casa dei Nemanjić."
Mi fa molto ridere la spiegazione di Wiki che dice " per ragioni sconosciute la storia serba ha sempre considerato Licinius come serbo". Quel "per ragioni sconosciute" fa ridere chiunque conosce anche poco i Balcani.



Grecia, razzismo contro gli albanesi
Licinius serbian tradition
Diritto di voto agli stranieri
Primo Marzo